ENERGIA. PAGARE DI PIU' PER BENEFICI COMUNI?
Alberto Clò - "ENERGIA E CLIMA- L'ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA"
"... triplice la conclusione che può trarsi da quanto detto. In primo luogo, il valore inestimabile che l'energia ha avuto e ha nello sviluppo e nel benessere sociale anche nelle componenti non misurabili delle società antiche e di quella moderna, fattore che non esime dall'obbligo di farne l'uso più accorto.
In secondo luogo, la stretta correlazione sempre intervenuta tra il succedersi delle tecnologie -si trattasse dell'avvento della elettricità o dell'ingegneria della combustione interna- e il drastico calo dei prezzi reali dell'energia associato a una migliore qualità dei servizi da essa forniti. In terzo luogo, a partire dalla rivoluzione industriale al crescita è stata massimamente trainata dall'aumento dello stock di capitale consentito da una crescente offerta di servizi energetici a prezzi calanti col ricorso all'impiego delle fonti fossili
L'interrogativo, volgendo lo sguardo al futuro, è se il circuito virtuoso che le passate transizioni avevano consentito possa confermarsi - senza escludere che abbia a migliorare- nel passaggio a nuove tecnologie low-carbon preferito non per una loro maggiore convenienza economica ma per il contribuito che possono fornire alla riduzione delle emissioni inquinanti. Una transizione che potrebbe non comportare come in passato minori costi e migliore qualità dei servizi rispetto a quanto consentito dalle risorse fossili che si vanno a sostituire. I consumatori, in altri termini, potrebbero non avvertire nel breve periodo benefici che andranno invece a vantaggio dell'intera collettività nel lungo periodo, per il miglioramento che ne dovrebbe conseguire sullo stato di salute del Pianeta. Un gioco comunque non a somma zero."
Diario di viaggio nella vita di cittadino di uno stolto ramingo apolide _ se anche vi vedo tutti in piedi ad applaudire, io continuo a pensare che sia sbagliato _Europeo e Italiano di Minoranza
mercoledì 22 novembre 2017
martedì 21 novembre 2017
IT-ENTI "L'infosfera sta progressivamente assorbendo ogni altro spazio"
IT-ENTI _"L'infosfera sta progressivamente assorbendo ogni altro spazio"
Luciano Floridi " LA RIVOLUZIONE DELL'INFORMAZIONE"
Per dirlo in modo enfatico: "L'infosfera sta progressivamente assorbendo ogni altro spazio". In uno scenario futuro sempre più vicino, un numero crescente di soggetti sarà costituito da "IT-enti" (enti che incorporano tecnologia dell'informazione) capaci di apprendere, dare avvertimenti e comunicare tra loro.
Un buon esempio (ma non l'unico) è offerto dai tag RFID (radio frequency identification), che possono immagazzinare e reperire, a distanza, dati da altri oggetti e conferire loro un'identità unica, come un codice a barre. I tag possono misurare 0,4 mm e sono più sottili della carta. E' sufficiente incorporare questo piccolo microchip in qualsiasi oggetto, inclusi esseri umani e animali, per creare IT-enti. Non si tratta di fantascienza. Secondo un rapporto della società di ricerche di mercato IN-Stat, la produzione mondiale di RFID è aumentata di più di venticinque volte tra il 2005 e il 2010 e raggiungerà il numero di 33 miliardi. Immaginiamo di collegare insieme questi 33 miliardi di IT-enti con le centinaia di milioni di computer, lettori DVD, iPod, iPad e altri dispositivi ITC disponibili e ci renderemo conto immediatamente che l'infosfera non è più là ma qui ed è qui per restarci. Le vostre Nike e i vostri iPod possono comunicare tra di loro già da tempo.
Oggi le generazioni meno giovani considerano ancora lo spazio dell'informazione come qualcosa in cui si entra (login) e da cui si esce (logout). la nostra visione del mondo ( la nostra metafisica) è ancora moderna o newtoniana: è costituita da automobili, edifici, mobili, abiti e tanti altri oggetti "morti", non interattivi, che non rispondono e sono incapaci di comunicare, apprendere o memorizzare.
Nelle società avanzate dell'informazione, ciò che oggi sperimentiamo come mondo offline è destinato a diventare un ambiente totalmente interattivo e più capace di rispondere, costituito da processi informativi A2A (anything to anything), wireless, pervasivi e distribuiti, che operano A4A (anywhere for anytime) in tempo reale. Questo mondo ci inviterà prima, gentilmente, a comprenderlo come qualcosa di a-live (artificialmente vivo). Quindi , in maniera paradossale, tale "animazione" del mondo renderà il nostro sguardo più simile a quello delle culture pretecnologiche che interpretavano ogni aspetto della natura come mosso da forze teleologiche.
Luciano Floridi " LA RIVOLUZIONE DELL'INFORMAZIONE"
Per dirlo in modo enfatico: "L'infosfera sta progressivamente assorbendo ogni altro spazio". In uno scenario futuro sempre più vicino, un numero crescente di soggetti sarà costituito da "IT-enti" (enti che incorporano tecnologia dell'informazione) capaci di apprendere, dare avvertimenti e comunicare tra loro.
Un buon esempio (ma non l'unico) è offerto dai tag RFID (radio frequency identification), che possono immagazzinare e reperire, a distanza, dati da altri oggetti e conferire loro un'identità unica, come un codice a barre. I tag possono misurare 0,4 mm e sono più sottili della carta. E' sufficiente incorporare questo piccolo microchip in qualsiasi oggetto, inclusi esseri umani e animali, per creare IT-enti. Non si tratta di fantascienza. Secondo un rapporto della società di ricerche di mercato IN-Stat, la produzione mondiale di RFID è aumentata di più di venticinque volte tra il 2005 e il 2010 e raggiungerà il numero di 33 miliardi. Immaginiamo di collegare insieme questi 33 miliardi di IT-enti con le centinaia di milioni di computer, lettori DVD, iPod, iPad e altri dispositivi ITC disponibili e ci renderemo conto immediatamente che l'infosfera non è più là ma qui ed è qui per restarci. Le vostre Nike e i vostri iPod possono comunicare tra di loro già da tempo.
Oggi le generazioni meno giovani considerano ancora lo spazio dell'informazione come qualcosa in cui si entra (login) e da cui si esce (logout). la nostra visione del mondo ( la nostra metafisica) è ancora moderna o newtoniana: è costituita da automobili, edifici, mobili, abiti e tanti altri oggetti "morti", non interattivi, che non rispondono e sono incapaci di comunicare, apprendere o memorizzare.
Nelle società avanzate dell'informazione, ciò che oggi sperimentiamo come mondo offline è destinato a diventare un ambiente totalmente interattivo e più capace di rispondere, costituito da processi informativi A2A (anything to anything), wireless, pervasivi e distribuiti, che operano A4A (anywhere for anytime) in tempo reale. Questo mondo ci inviterà prima, gentilmente, a comprenderlo come qualcosa di a-live (artificialmente vivo). Quindi , in maniera paradossale, tale "animazione" del mondo renderà il nostro sguardo più simile a quello delle culture pretecnologiche che interpretavano ogni aspetto della natura come mosso da forze teleologiche.
venerdì 17 novembre 2017
GUARDIAMO ALLE SITUAZIONI COME SONO IN RAPPORTO A NOI STESSI
GUARDIAMO ALLE SITUAZIONI COME SONO IN RAPPORTO A NOI STESSI
Piero Amerio. "VIVERE INSIEME- Comunità e relazioni nella società globale"
"Nella nostra attività pratica, infatti, noi (individui e/o gruppi) guardiamo alle situazioni non solo come queste cose sono, ma come sono in rapporto a noi stessi, se utili o dannose, se affrontabili con tranquillità oppure no, se sicure o pericolose. E' quindi una conoscenza di tipo valutativo ( una valutazione sovente intessuta di emozioni, di preconcetti e pregiudizi, di valori tradizionali assorbiti dall'ambiente di vita) nella quale l'altro occupa un ruolo particolare, dovuto al fatto che pur non essendo me è uno come me: uno cioè che occupa uno spazio non solo fisico ma umano ( cioè sociocognitivo e oggettivo) che del mio spazio viene a costituire una delimitazione, talvolta da ma pienamente riconosciuta e accettata, e talvolta no. Ed è in questo secondo caso che la costruzione reciproca dell'uno con l'altro si sbilancia, perchè lo spazio altrui viene percepito come una limitazione del mio, dando luogo a varie reazioni che dalla difesa possono andare sino all'offesa, all'inferiorizzazione, all'impossessamento. Sin troppo note sono le operazioni che nel corso della storia umana, ieri come oggi, hanno fatto dell'altro un nemico, un pericolo, un essere da emarginare o sfruttare , al di là di ogni riconoscimento paritario"
Piero Amerio. "VIVERE INSIEME- Comunità e relazioni nella società globale"
"Nella nostra attività pratica, infatti, noi (individui e/o gruppi) guardiamo alle situazioni non solo come queste cose sono, ma come sono in rapporto a noi stessi, se utili o dannose, se affrontabili con tranquillità oppure no, se sicure o pericolose. E' quindi una conoscenza di tipo valutativo ( una valutazione sovente intessuta di emozioni, di preconcetti e pregiudizi, di valori tradizionali assorbiti dall'ambiente di vita) nella quale l'altro occupa un ruolo particolare, dovuto al fatto che pur non essendo me è uno come me: uno cioè che occupa uno spazio non solo fisico ma umano ( cioè sociocognitivo e oggettivo) che del mio spazio viene a costituire una delimitazione, talvolta da ma pienamente riconosciuta e accettata, e talvolta no. Ed è in questo secondo caso che la costruzione reciproca dell'uno con l'altro si sbilancia, perchè lo spazio altrui viene percepito come una limitazione del mio, dando luogo a varie reazioni che dalla difesa possono andare sino all'offesa, all'inferiorizzazione, all'impossessamento. Sin troppo note sono le operazioni che nel corso della storia umana, ieri come oggi, hanno fatto dell'altro un nemico, un pericolo, un essere da emarginare o sfruttare , al di là di ogni riconoscimento paritario"
RIDURRE LA SINGOLARITA' DELLE PERSONE
RIDURRE LA SINGOLARITA' DELLE PERSONE
Piero Amerio "VIVERE INSIEME- Comunità e relazioni nella società globale"
...un vero e proprio "atteggiamento di rifiuto e di ostilità", suscettibile di attivarsi in azioni concrete dirette a inferiorizzare ed escludere gli altri (individui e gruppi). Un'attivazione che soprattutto può prodursi quando, entrando in rapporto con noi, l'altra categoria viene a costituirsi come un outgroup rispetto al nostro ingroup. In tale situazione, infatti, accanto al meccanismo mentale che tende a restringere le differenze all'interno delle singole categorie (e quindi a ridurre la singolarità delle persone) e ad allargare le differenze tra le categorie ( esaltando quindi le caratteristiche di ciascuna), entra in funzione anche quell'etnocentrismo da tempo noto come al tendenza di un gruppo (tribù, nazione, comunità) a considerarsi al centro di un universo sociale,e a valutare gli altri gruppi in base ai propri valori, alla propria religione, alla propria morale, ai propri usi e costumi...
- due note mie su queste interessanti considerazioni: la prima è che, al netto della triste deriva identitaria e sovranista che sta ammorbando il sentire culturale e politico di buona parte dell'Europa, proprio l'Europa del secondo dopoguerra, a mio avviso, è stata lo spicchio di mondo dove si era più liberi da questo "atteggiamento di rifiuto e di ostilità". Un plus valoriale che forse ha bisogno di correzioni da eccessi, ma che sarebbe un peccato perdere; secondo che essere liberi da queste derive non vuol dire non avere coscienza, consapevolezza e orgoglio delle proprie radici e delle proprie specificità culturali e politiche, bensì far forza sulle proprie caratteristiche, sempre evolvibili, per confrontarsi liberamente con "le altre categorie"
Piero Amerio "VIVERE INSIEME- Comunità e relazioni nella società globale"
...un vero e proprio "atteggiamento di rifiuto e di ostilità", suscettibile di attivarsi in azioni concrete dirette a inferiorizzare ed escludere gli altri (individui e gruppi). Un'attivazione che soprattutto può prodursi quando, entrando in rapporto con noi, l'altra categoria viene a costituirsi come un outgroup rispetto al nostro ingroup. In tale situazione, infatti, accanto al meccanismo mentale che tende a restringere le differenze all'interno delle singole categorie (e quindi a ridurre la singolarità delle persone) e ad allargare le differenze tra le categorie ( esaltando quindi le caratteristiche di ciascuna), entra in funzione anche quell'etnocentrismo da tempo noto come al tendenza di un gruppo (tribù, nazione, comunità) a considerarsi al centro di un universo sociale,e a valutare gli altri gruppi in base ai propri valori, alla propria religione, alla propria morale, ai propri usi e costumi...
- due note mie su queste interessanti considerazioni: la prima è che, al netto della triste deriva identitaria e sovranista che sta ammorbando il sentire culturale e politico di buona parte dell'Europa, proprio l'Europa del secondo dopoguerra, a mio avviso, è stata lo spicchio di mondo dove si era più liberi da questo "atteggiamento di rifiuto e di ostilità". Un plus valoriale che forse ha bisogno di correzioni da eccessi, ma che sarebbe un peccato perdere; secondo che essere liberi da queste derive non vuol dire non avere coscienza, consapevolezza e orgoglio delle proprie radici e delle proprie specificità culturali e politiche, bensì far forza sulle proprie caratteristiche, sempre evolvibili, per confrontarsi liberamente con "le altre categorie"
giovedì 16 novembre 2017
CARO DE CATALDO, UN BEL TACER NON FU MAI SCRITTO
CARO DE CATALDO, UN BEL TACER NON FU MAI SCRITTO
Giancarlo De Cataldo sull’approvazione della legge che rende “il canto degli Italiani” (Inno di Mameli) “INNO NAZIONALE”, scrive (su la Repubblica):
“In altri contesti, all’originale “siam pronti alla morte” si sostituisce un “ siam pronti alla vita” che dovrebbe trasmettere un messaggio ottimistico e rassicurante. Come quando nel finale di Cappuccetto Rosso il lupo cattivo diventa vegano o quello che ti sta licenziando ti dice sorridendo <considerala un’opportunità>”
Che dire? Solo: caro De Cataldo, “un bel tacer non fu mai scritto”. E’ sempre un rischio discettare pomposamente di questioni che non si conoscono bene o che non si sono capite. La brutta figura è sempre in agguato.
Giancarlo De Cataldo sull’approvazione della legge che rende “il canto degli Italiani” (Inno di Mameli) “INNO NAZIONALE”, scrive (su la Repubblica):
“In altri contesti, all’originale “siam pronti alla morte” si sostituisce un “ siam pronti alla vita” che dovrebbe trasmettere un messaggio ottimistico e rassicurante. Come quando nel finale di Cappuccetto Rosso il lupo cattivo diventa vegano o quello che ti sta licenziando ti dice sorridendo <considerala un’opportunità>”
Che dire? Solo: caro De Cataldo, “un bel tacer non fu mai scritto”. E’ sempre un rischio discettare pomposamente di questioni che non si conoscono bene o che non si sono capite. La brutta figura è sempre in agguato.
lunedì 13 novembre 2017
UNA MACCHIA INDELEBILE (E PER LO PIU' NASCOSTA)
UNA MACCHIA INDELEBILE (E PER LO PIU' NASCOSTA)
Non ho mai letto molto della avventura coloniale in Etiopia condotta dallo Stato fascista. Anche se si tende a parlarne molto poco, e meno a fare i conti con quel periodo (con la scusa che è colpa del fascismo), qualcosa conoscevo. Ma la letture di questo libro: "IN TERRA D'AFRICA. GLI ITALIANI CHE COLONIZZARONO L'IMPERO", di Emanuele Ertola lascia una amara sensazione che non si possa addebitare unicamente al fascismo le brutture di cui si macchiò la nostra nazione, intesa come popolo e non solo come vertici statuali.
Forse un approfondimento di storiografia sullo stile della "nouvelle histoire" francese negli anni scolastici su queste vicende aiuterebbe a conoscere meglio e a conoscerci meglio. Se già lo si fa, in attesa di vederne gli effetti, bene.
Copio un piccolo e breve paragrafo di questo libro, che merita di essere letto, perchè l'ho trovato, in modo involontariamente ironico, estremamente adeguato all'Italia di oggi e a noi italiani di oggi
"OPINIONE POPOLARE NELL'IMPERO
Abbiamo visto come la partecipazione diretta alle iniziative del partito fascista non comportasse automaticamente la totale adesione politica dei coloni a quest'ultimo, e, anzi, andando oltre i proclami ufficiali dei vari megafoni di regime, si inizia ad intravedere una situazione ben più sfaccettata. Scavare più a fondo implica innanzitutto, come già accennato, un superamento della dicotomia consenso/dissenso che, troppo netta, non lascia spazio alla zona grigia fatta di atteggiamento ambivalenti che variano nel tempo, influenzati dall'esperienza quotidiana: quella che Corner definisce "reazione mista" della popolazione italiana, ben disposta verso alcuni aspetti del fascismo, sensibile a determinate promesse e consapevole di avere opportunità di benefici solo all'interno del regime, ed allo stesso tempo aspramente ostile -soprattutto in alcune contingenze - alle gerarchie locali" ( la Casta??? mia domanda)
Non ho mai letto molto della avventura coloniale in Etiopia condotta dallo Stato fascista. Anche se si tende a parlarne molto poco, e meno a fare i conti con quel periodo (con la scusa che è colpa del fascismo), qualcosa conoscevo. Ma la letture di questo libro: "IN TERRA D'AFRICA. GLI ITALIANI CHE COLONIZZARONO L'IMPERO", di Emanuele Ertola lascia una amara sensazione che non si possa addebitare unicamente al fascismo le brutture di cui si macchiò la nostra nazione, intesa come popolo e non solo come vertici statuali.
Forse un approfondimento di storiografia sullo stile della "nouvelle histoire" francese negli anni scolastici su queste vicende aiuterebbe a conoscere meglio e a conoscerci meglio. Se già lo si fa, in attesa di vederne gli effetti, bene.
Copio un piccolo e breve paragrafo di questo libro, che merita di essere letto, perchè l'ho trovato, in modo involontariamente ironico, estremamente adeguato all'Italia di oggi e a noi italiani di oggi
"OPINIONE POPOLARE NELL'IMPERO
Abbiamo visto come la partecipazione diretta alle iniziative del partito fascista non comportasse automaticamente la totale adesione politica dei coloni a quest'ultimo, e, anzi, andando oltre i proclami ufficiali dei vari megafoni di regime, si inizia ad intravedere una situazione ben più sfaccettata. Scavare più a fondo implica innanzitutto, come già accennato, un superamento della dicotomia consenso/dissenso che, troppo netta, non lascia spazio alla zona grigia fatta di atteggiamento ambivalenti che variano nel tempo, influenzati dall'esperienza quotidiana: quella che Corner definisce "reazione mista" della popolazione italiana, ben disposta verso alcuni aspetti del fascismo, sensibile a determinate promesse e consapevole di avere opportunità di benefici solo all'interno del regime, ed allo stesso tempo aspramente ostile -soprattutto in alcune contingenze - alle gerarchie locali" ( la Casta??? mia domanda)
mercoledì 8 novembre 2017
E' PROPRIO COSI'!
E' PROPRIO COSI'!
Scrive oggi Calabresi su "la Repubblica"
Stiamo assistendo ad uno spettacolo che non conquista i cuori e nemmeno le menti, ma spinge l'elettorato progressista verso l'astensione e il disgusto.
E' proprio così, senza dubbio alcuno.
Scrive oggi Calabresi su "la Repubblica"
Stiamo assistendo ad uno spettacolo che non conquista i cuori e nemmeno le menti, ma spinge l'elettorato progressista verso l'astensione e il disgusto.
E' proprio così, senza dubbio alcuno.
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