mercoledì 15 aprile 2026

MEMORIE DAL CALABOZO _ di Mauricio Rosencof e Fernandez Huidobro

 MEMORIE DAL CALABOZO _ di Mauricio Rosencof e Fernandez Huidobro

Un libro straordinario, crudo ed emozionante. Una storia tremenda narrata in forma di dialogo tra due compagni di prigionia (compagni particolare, perché per molta parte del tempo furono costretti all'isolamento) con uno stile asciutto, quasi lieve, a tratti addirittura ironico eppure sempre pieno della drammaticità della vicenda e schietto nel descrivere la cattiveria stolida ma feroce subita.

Propongo la sinossi perché potrei non essere l'unico a conoscere poco questa vicenda (del resto se non fossi stato incaricato di intervistare Gaja Cenciarelli sul suo bel IL RIVOLUZIONARIO E LA MAESTRA che tratta anche di questa vicenda non avrei conosciuto l'epopea dei Tupamaros ostaggi nell'Uruguay della dittatura e la profonda crudeltà dei militari - come le belle scoperte sono frutto di caso e curiosità che si accompagnano!):

SINOSSI
Uruguay 1973 - 1985: questi il luogo e il tempo del racconto scritto da Mauricio Rosencof e Eleuterio Fernández Huidobro, autori ma anche protagonisti di quella tragica parentesi storica che ha visto contrapposti i guerriglieri del Min (Movimento di liberazione nazionale) alla dittatura militare uruguayana. Tredici anni sottoterra, una prigionia lunga e disumana all'interno dei calabozos, celle d'isolamento alte 180 centimetri e profonde 60, di cui Mauricio Rosencof ed Eleuterio Fernández Huidobro evocano la memoria e il terrore; torture fisiche e psicologiche, alienazione e delirio sono il leitmotiv dei loro giorni e delle loro notti. Non c'è speranza per chi si oppone al regime. Finché una notte i due, relegati in calabozos contigui, riescono a squarciare il muro del silenzio creando un canale di comunicazione "altro" basato sul codice Morse: riattivare una qualsiasi forma di linguaggio significa per loro ritornare alla vita. Così "Memorie dal calabozo", che è la prima traduzione italiana dell'opera, ripercorre con sarcasmo e ironia la storia dell'Uruguay, dall'apogeo al declino della dittatura fino alla liberazione, attraverso la selezione di 154 testi sui 200 dell'edizione originale, diventando un vero e proprio canto alla vita contro tutte le barbarie.

Ci sono tanti stralci che assumono un valore esemplare per il messaggio che sostanza il racconto, che non è una semplice cronaca della prigionia ma una rivisitazione delle strategie per sopravvivere senza impazzire (come invece volevano accadesse i militari che torturavano fisicamente e mentalmente i prigionieri bene attenti a fermarsi un momento prima della loro morte perché non volevano martiri) e mantenendo ferma la loro opposizione - e contemporaneamente loro che dovevano essere invisibili non sono invece dimenticati dai compatrioti fino alla vittoria della democrazia. Ci sono tanti stralci, ma visto che ho conosciuto questa vicenda dalla storia di Wasem, scelgo un brano che lo racconta (è Rosencof a parlare):
" Condannato per un cancro che non fu mai curato, Nepo (il soprannome di Wasem) iniziava, dalla sua tetra nicchia dell'Ospedale Militare, uno sciopero della fame. Non poteva aspirare niente per se stesso. Lo sapeva. Tanto che la sua frase di quei giorni è oggi - deve esserlo oggi e per tutti - la parola d'ordina che marchia a fuoco la lotta per l'unità di tutti i combattenti, tupamaros e popolo, per la meta definitiva: <posso ancora fare qualcosa per i compagni>, scrisse in una lettera clandestina diretta a tutti. Se ogni nostra azione di ogni giorno fosse segnata da questo indomabile spirito di fratellanza, lo stesso che campeggia dalle pagine del Vangelo a quelle del Manifesto, saremmo più vicini al Nuovo Patto per un futuro migliore e comune. <Posso ancora fare qualcosa per i compagni>.

Penso che questa citazione sia al cuore (un esempio tra molti, ma chiaro e limpido) del messaggio del libro, che nella sua umanità conquista (la protagonista del libro di Cenciarelli non riesce a smettere di leggerlo, ed è vero, accade questo), come quando a uno dei protagonisti, negli ultimi tempi quando il regime si sta sfaldando, arriva una maglia della squadra di calcio del Penarol (uno scoppio di felicità nei duri giorni del calabozo) o il ricorrente "prendere il mate", come una necessità quasi improrogabile in qualsiasi situazione.
Un libro da leggere, una storia da conoscere, un'altra memoria da conservare.

giovedì 26 marzo 2026

LA VECCHIA - di George Simenon

 LA VECCHIA - di George Simenon

#libroletto #sra #curioso # EIM


Che libro! Mi rimane l'immagine di una crepa, che appare piccola all'inizio, e che attraversa tutta la lastra di vetro opaco in modo inarrestabile. Non c'è Kintsugi che tenga. Non si può ricomporre. Alla fine restano solo i frantumi. Non si può ricomporre perché gli attori che vedono la crepa avanzare, quattro donne, sentono che il loro mondo va in frantumi, ma non riescono a fermarla. Artefici e vittime dello stesso dramma. 


PORTNOY - di Philip Roth

 PORTNOY - di Philip Roth

#libroletto #sra #curioso #EIM.


Non conosco l'opera e la poetica di Philip Roth, e quindi la considerazione alla fine di questo godibilissimo libro scritto, per quanto ne capisco, in modo magistrale, è che mi sono sentito divertito pensando all'autore che decide: voglio scrivere un libro con descrizioni anche un po' disgustose che mettono a disagio, per fare arrabbiare il maggiore numero di persone possibile. Credo che ci sia riuscito ma chiunque si sente per tanto e per poco coinvolto, rimane un po' disarmato di fronte alla abilità nello scrivere e nel squadernare ciò che si preferisce rimanga nell'opacità. Comunque sono ammirato dalla capacità di percorre il crinale tra arte e trash e rimanere chiaramente e saldamente dalla parte dell'arte. 

MEDIOCCIDENTE - di GIUSEPPE LUPO

 MEDIOCCIDENTE - di GIUSEPPE LUPO

#libroletto #sra #curioso #EIM

Non so, ho letto con piacere questo libro. Ho trovato un anelito comune, riassumibile nelle prime righe: " Finito il Novecento e bruciate le aspettative del passaggio al nuovo millennio, sentiamo il bisogno di cercare un'altra maniera di essere occidentali, consapevole che qualcosa è andato storto, che l'occidente stesso ha smarrito la sua identità" e poi continua con una ricerca che è tanto interessante e piacevole da seguire, quanto non sento completamente percorrere gli stessi sentieri che percorrerei io. Faccio un esempio, se non mi è sfuggito solo nelle ultime pagine cita "l'età dei lumi" o una frase simile. Per me invece l'Occidente trova il suo punto di svolta proprio nell'Illuminismo, dove abbiamo lo scatto che rende questa parte di mondo, foriera lo sappiamo di disgrazie di chi ha pagato il conto del suo sviluppo, così particolare e indispensabile nonostante tutto.

Nelle ultima pagine Giuseppe Lupo scrive una specie di glossario di 10 parole, pagine molto belle e chiare. Tra tutte quella che preferisco forse è (ma è un primus inter pares) CONTAMINAZIONE. Ed è il motivo per il quale sento che questo libro, pur con una comprensione limitata per limiti miei, mi parla. Perché alla fine solo con il meticciato, la contaminazione, lo smussamento e il dubbio di non possedere la verità c'è progresso (che non sia semplice tecnologia che ingrassi gli oligarchi che la possiedono)

domenica 22 marzo 2026

FEDOR DOSTOEVSKIJ - DELITTO E CASTIGO

 FEDOR DOSTOEVSKIJ - DELITTO E CASTIGO

Ho letto DELITTO E CASTIGO, libro del mese scelto dal gruppo di lettura della associazione Amici del gabbiano di Trezzo del quale faccio parte. 

La scelta del gruppo di lettura è stata impegnativa e coraggiosa. La mole stesso del libro, oltre alla complessità dell'opera, incute un certo "rispetto".

Devo dire che probabilmente se non fosse stato per l'input del gruppo difficilmente avrei letto questo libro. E come spesso capita, devo ringraziare la scelta perché mi ha in qualche modo obbligato ad affrontare "Delitto e castigo" e leggerlo.

Non è stata una lettura semplice. Il romanzo appare forse più immenso di quanto sia, i personaggi sono tanti e mi sembra ciascuno caratterizzato con tale profondità da risultare un po' soverchianti la forza del lettore. La stessa descrizione degli stati d'animo degli attori in tempo quasi reale rende fluviale la narrazione. 

Mi sono quindi lasciato trasportare da questo fiume, concendendomi il lusso di faticare a contestualizzare ogni scena e ricordare ogni personaggio che ritorna in scena, magari, dopo qualche centinaio di pagine. Man mano che si procede mi sembra che ci sia una spece di sgrassatura e rimangano sulla scena i personaggi principali, e, volente o nolente, anche il lettura di dura cervice come posso essere, riesce a entrare nella vicenda e anche a cogliere certi passaggi salienti.

Ho la sensazione che quest'opera abbia la necessità di un aiuto alla lettura (come la visita a un museo nel corso della quale una buona guida consente di "vedere" oltre l'immagine del quadro che si ammira) per cogliere tutti gli aspetti e la ricchezza che in qualche modo fa cogliere ma cela nel profondo.

Anche uno scambio di opinioni come avverrà nell'incontro del gruppo di lettura al quale sono invitati tutti i lettori di Dostoevskij (non essendo un gruppo chiuso) penso possa essere utile.


giovedì 19 marzo 2026

LA ERA DE LA REVANCHA

Il libro di Andrea Rizzi in italiano è intitolato: l’assalto dei revanscisti, ma in spagnolo il titolo originale è “la era de la revancha” E’ forse una differenza sottile ma significativa. Sposta un po’ il centro dell’attenzione. Come se in italiano immaginiamo un fortino di virtù assaltato da fortissimi e tremendi nemici, ma da difendere, mentre in spagnolo ci troviamo immersi in una situazione, in una condizione politica, sociale e culturale nella quale chi “si ribella”, chi “dice no” è un nemico potenziale, è l’ortolano che toglie il cartello dal negozio di Praga. 
Forse è meglio il titolo spagnolo

Enrico Letta pone l’accento sulla parola revancha, sul “re”. Il significato è desiderio di ottenere una compensazione morale o politica per una sconfitta o un'ingiustizia subita. E’ legato alla nostalgia per un tempo raccontato oggi come felice. (pensiamo al revisionismo storico di Trump, alla nostalgia epica di Putin, alla memoria del secolo dell’umiliazione coltivata dal potere cinese per fare pochi scontati esempi)

L’autore vede tre fenomeni che convergono, da una parte la volontà di distruggere qualsiasi forma di ordine internazionale, minato già dalle ipocrisie che l’hanno segnato; da un’altra la crisi interna alle democrazie stesse motivato dal malcontento per la frattura culturale e sociale tra le elite e le classi più basse; su questo si innesta il terzo fenomeno portato dalla tecnologia non più elemento di liberazione bensì di strumento finalizzato alla perdita di volontà di comprendere e approfondire.

L’era della revancha, sembra di capire, secondo Rizzi può essere una condizione di opacità che rende faticoso vedere come “il riconoscimento degli abusi e delle ipocrisie dell’Occidente non (deve) giustificare un atteggiamento indulgente nei confronti delle posizioni di questi regimi (quelli autoritari)”

Seguono questa introduzione di metodo e di merito tre grossi capitoli di analisi, uno dedicato all’Occidente (inteso in senso politico, comprende le democrazie asiatiche), uno dedicato all’Oriente visto come competitore delle democrazie (a partire dalla Cina che comprende l’Asia Occidentale oltre alla Russia – è significativo che Israele sia in questo capitolo) e infine uno dedicato al Sud Globale, che comprende India, America Latina e Africa.

Al termine di questo viaggio, nell’epilogo è significativo che come primo spunto Rizzi scriva che “soffriamo le conseguenze di una dura battaglia per il controllo delle menti”. Questo ancor prima di indicare nella iniquità e nella ipocrisia della doppia morale tra le principali cause della crisi della democrazia. Accuse giustificate, ma attenzione, scrive che se l’Occidente calpesta spesso i valori che dice di difendere, al di fuori (l’Oriente utilizzato come sinonimo di regimi autoritari) si punta direttamente a seppellirli.

Invita a non farsi soverchiare dal pessimismo, ma opporre non solo l’ottimismo della volontà di gramsciana memoria, ma anche l’ottimismo dell’intelligenza perché la difesa coerente di certi valori produce benefici.

Oltre a promuovere una metamorfosi dello Stato sociale in contrapposizione allo Stato di controllo, si concentra sulla metamorfosi individuale. La revancha ha un effetto polarizzante, un gorgo che risucchia, e il complesso della revancha trova comunanza di interesse con le piattaforme digitali che promuovono la divisione.

Serve una ribellione. Scrive: una ribellione di memoria camusiana, rifiuto dell’opportunismo, del settarismo, del nichilismo. Una ribellione che non è a sua volta revancha, che costruisce ponti sull’abisso. Una ribellione che ci allontani dallo stato gassoso della vita privata, dal conformismo, dall’indifferenza, dal nichilismo

Due strade suggerisce: elevare le voci che rifiutano la chiusura delle file all’interno di esse, criticando esplicitamente ciò che la parte fa male, accettando le ragioni della controparte quando sono fondate ( nello Stato un atteggiamento da Statista); seconda: scoprire i fatti, diffonderli, spiegarli. La ribellione può iniziare con un no ma anche con un perché?

La ribellione secondo Rizzi inizia anche con la lettura. Tesse nuove connessioni che vanno oltre le fazioni. 

mercoledì 18 marzo 2026

LE RELIGIONI NEL MONDO GLOBALE

"Dagli anni Ottanta del secolo scorso a oggi, il fattore religione costituisce un valore aggiunto per comprendere le relazioni internazionali, soprattutto dopo la lunga transizione dal mondo diviso in due blocchi, segnato dal crollo del muro di Berlino, sino all'attuale furioso disordine mondiale. Non siamo di fronte né al ritorno delle guerre di religioni, se mai esistite, né a scontri di civiltà alimentati dalle esasperate diversità tra le religioni. Le religioni rientrano in gioco perché le politiche d'identità nazionale hanno bisogno di una legittimazione simbo-lica che altrimenti non potrebbero vantare, affidandosi solo al nazionalismo o al revival etnico. Alla domanda, dunque, se ed eventualmente perché le religioni sono oggi coinvolte a livello globale in scenari di guerra, la risposta che può essere data è la seguente: esse lasciano immaginare possibile una società coesa, saldamente unita da una fede, da una lingua comune e dal legame vitale, sacro con la terra abitata da un popolo. "