sabato 14 marzo 2026

RITORNO A GAZA di Guido Veronese

#libroletto #sra #curioso # EIM #gaza 
Il libro scritto dal professor Guido Veronese, psicologo e psicoterapeuta italiano, professore alla Università Bicocca di Milano è un diario che racconta della sua ultima visita a Gaza, dove è riuscito ad entrare e a lavorare per una decina di giorni tra fine gennaio e inizio febbraio 2026. E' un libro lucido e dolente, professionale e umanissimo.  Una testimonianza attualissima delle condizioni di vita e sopravvivenza dopo "la tregua" (e le virgolette sono significative). Credo sia che uno dei libri da leggere soprattutto ora che per diversi motivi, tra cui la facile stanchezza e distrazione che condiziona, nelle nostre calde case, il nostro interrogarci sulle vicende del mondo, il genocidio in corso, come più volte esprime Guido Veronese, sta scivolando fuori dalla memoria. Forse proprio in questo risiede la vittoria culturale e politica di Israele, non tanto nella cancellazione della vita di tante persone, bensì nella distruzione dell'urbanistica, della possibilità di istruzione, di sedimentazione culturale, di condizioni di essere padroni del proprio sostentamento e infine nel sorgere di un sentimento di  indifferenza crescente.
Le ultime parole di questo dossier (che ho trovato alla fiera Fa' la cosa giusta nello stand di Altraeconomia che l'ha pubblicato e che spero possa essere prenotato nelle librerie come Il gabbiano a Trezzo perché merita di essere letto e meditato) scritte da Veronese sono queste: " Ritorno in Italia con quel senso di impotenza di chi, adesso, non può che aspettare e neanche più sperare. Il desiderio di fare qualcosa, di continuare a resistere e non cedere me lo insegnano le persone palestinesi. Rientro piegato dalla fatica e dal dolore del vedere la terra che più amo completamente devastata, ma con la certezza di ritornarvi. Costi quel che costi."  Così conclude Veronese. Lo stesso senso di impotenza, nell'era del "diritto della forza" attanaglia tutti noi, non abbiamo molti strumenti per resistere, se non evitare di cedere alla narrazione mainstream e a dire NO alla memoria ricostruita a beneficio dei vincitori. E un libro come questo, una testimonianza come questa, è non solo utile, bensì necessaria. #daleggere #consigliato
Il ricavato della vendita del dossier, al netto dei costi di produzione, andrà a sostenere il Gaza Community Mental Health Programme


I COLLEZIONISTI di Paolo Regina

#libroletto #sra #curioso #EIM #PaoloRegina. Un bel "poliziesco" di piacevole e interessata lettura. La vicenda è spezzata orizzontalmente in due come la vita e la storia della protagonista, questo consente di contestualizzare il personaggio (tutto nel primo libro, forse, a mio avviso, un po' affrettato). Io ho preferito la parte classica delle indagini, mi sembra ben fatta, e quindi spero che l'altra vicenda, che non si può anticipare, svanisca abbastanza velocemente. Un libro #daleggere #consigliato Può essere trovato in #libreriailgabbianotrezzo, dove Paolo Regina è stato ospite con Domenico Wanderlingh


giovedì 12 marzo 2026

CON I MIEI OCCHI. Gennaro Giudetti

#libroletto #sra #curioso #EIM #gennarogiudetti #gaza Un racconto in soggettiva degli avvenimenti in Gaza. Sarebbe fare un torto limitarsi all’aspetto emotivo nel commentare questo libro, che vuole avere una visione che va oltre il tragico immediato e vedere il disegno che spiega l’azione, ma ciò che Gennaro ha visto e racconta non può non muovere l’animo e stringere il cuore. Se paradossalmente il mandante può essere considerato Hamas con il disegno cinico di mettere sul tavolo qualche migliaio di morti palestinesi in risposta al pogrom criminale e omicida del 7 ottobre ’23, la responsabilità ricade sempre in chi fa cosa. Hamas non pensava che Israele avrebbe preso, con lucide e spietata disumanità, la scelta di “risolvere” la questione palestinese con il disegno di distruggere la vita e la società di Gaza condannando generazioni a sopravvivere, orfani, amputati, affamati, senza istruzione e minando nel fisico la crescita intellettuale e psicologica. Con ampie complicità e omertà Israele sta riuscendo nel suo intento (un sondaggio dice che un palestinese su due è disposto ad andare ovunque pur di vivere, sperando in un modo dignitoso). Questo è un libro da leggere e da discutere perché ancora una volta non si possa essere INDIFFERENTI, come sembra capitare un po’ troppo spesso nella nostra storia. Nelle ultime pagine Gennaro pubblica le foto che riprendono ciò che a parole aveva descritto nel libro. Nella loro drammaticità non sono “nuove” perché l’appassionata e dolente descrizione scritta già ci aveva immersi, dalle nostre calde case, nella drammatica realtà che ci commuove ma che “sentiamo” con il pudore di chi legge immerso nella comoda sicurezza di una vita affatto diversa. Un libro da conoscere, da leggere, da discutere pubblicamente, soprattutto (lo si sta già facendo) da non dimenticare.

mercoledì 11 marzo 2026

JOSÉ SARAMAGO. LE INTERMITTENZE DELLA MORTE

#letturaincorso #sra #curioso #EIM #JoséSaramago❤ "Le intermittenze della morte" Affilato come un rasoio: "Sto per arrivare a casa, eminenza, ma, se me lo consente, vorrei sottoporle ancora una breve questione, Dica, Che farà la chiesa se non mo-rirà mai più nessuno, Mai più è troppo tempo, anche trattandosi della morte, signor primo ministro, Credo che non mi abbia risposto, eminenza, Le restituisco la domanda, che farà lo stato se non morirà mai più nessuno, Lo stato tenterà di sopravvivere, anche se dubito molto che ci riuscirà, ma la chiesa, La chie sa, signor primo ministro, si è talmente abituata alle risposte eterne che non riesco a immaginarla darne delle altre, Anche se la realtà le contraddice, È fin dal principio che non abbiamo fatto altro che contraddi re la realtà, ed eccoci qui, Che dirà il papa, Se lo fos-si io, che dio mi perdoni la stolta vanità di pensarmi tale, farei mettere immediatamente in circolazione una nuova tesi, quella della morte rinviata, Senza ul-teriori spiegazioni, Alla chiesa non si è mai chiesto di spiegare comunque, l'altra nostra specialità, oltre alla balistica, è stata di neutralizzare, con la fede, lo spirito curioso"

martedì 10 marzo 2026

LE RELIGIONI NEL MONDO GLOBALE

#libroletto #sra #curioso #EIM. Da un punto di vista esterno alle religioni ma consapevole di una necessità ineludibile di un costante e forte confronto con esse, ho trovato questo libro, dotto e chiaro, di straordinario interesse e fondamentale importanza per la ampiezza della ricerca e la sincerità di analisi. Consigliato ad #atei, #agnostici e #religiosi. Fonte di riflessione e meritevole di discussione

martedì 17 febbraio 2026

OLOCAUSTI di Gilles Kepel

 OLOCAUSTI di Gilles Kepel


Si tratta di un libro non facile, molto erudito che procede nella visione complessiva del quadro geopolitico del Medio Oriente post 7 ottobre 23 con celerità. Questo rende la lettura e l'acquisizione dei dati e delle valutazioni politiche un po' faticoso, meritevole forse di una necessaria rilettura per contestualizzare meglio e rielaborare, per una considerazione personale che non sia una accettazione acritica di giudizi piuttosto netti, la ricostruzione storica, diplomatica e geopolitica.

Ma la fatica è sempre necessaria se non si predilige assecondare i propri bias.

Ho apprezzato molto la capacità, per competenza e studio, di una visione molto dall'alto, in grado di abbracciare l'intero contesto, unire punti con linee non evidenti o nascoste, cogliere collegamenti tra fatti e decisioni apparentemente lontane tra loro.

Ho la sensazione che questo libro abbia bisogno di una seconda edizione aggiornata perché si ferma a prima della fine del 2024. Il rutilante 2025 in molti modi la rende necessaria, e contemporaneamente ci dice che anno straordinario (nel male più che nel bene per l'umanità, ma così è) sia stato quello appena finito.

Libro consigliato. Da leggere.

venerdì 13 febbraio 2026

I MORTI DEGLI ALTRI. di Marco Aime e Federico Faloppa

 I MORTI DEGLI ALTRI. di Marco Aime e Federico Faloppa


Questo è un libro molto interessante e utile per assumere strumenti di conoscenza utili per leggere la realtà relazionale nella quale siamo immersi quotidianamente e decifrare comportamenti che probabilmente per la costanza e la reiterizzazione nell'essere messi in campo ci possono sembrare "normali"

Se per normali intendiamo la abitudine e la sottomissione ad essi, beh, lo sono; se alziamo lo sguardo immaginando una umanità che "è" nell'essere emapitica e in relazione con gli altri nel loro semplice essere compartecipi con noi nella storia del mondo, allora forse normale non lo sono, forse sono normalizzati.

La parola forte di questo libro a mio avviso non è I MORTI, bensì la parola ALTRI.

La questione analizzata con competenza (io sono un semplice e poco competente fruitore, il mio giudizio non ha molta rilevanza, però mi è apparso che il ragionamento fosse razionale e coerente) è legata alla analisi della "alterizzazione" nella relazione tra persone (othering).

L'ho trovata molto incentrata sulla "alterizzazione" da parte di noi "occidentali" verso chi non è compreso in questa classificazione, ma ho l'impressione che tutti i popoli -se posso usare brutalmente questo termine per semplificazione- abbiano il loro bias alterizzante (probabilmente la virulenza della espressione di questo bias dipende dai rapporti di forza e di possesso degli strumenti di comunicazione).

Tre citazioni che credo possano ben rappresentare il messaggio (importante su cui riflettere e a mio avviso pienamente condivisibile) del libro



prima citazione

la superficie dell'essere umano, letteralmente: la sua pelle, è diventata la superficie del mondo, il confine di tutto.

seconda citazione

Processi di alterizzazione sarebbero oggi così normali, e così diffusi, ormai, da far dire all'opinionista del Guardian John A. Power che uno dei problemi più evidenti del XXI secolo è proprio quello dell’ othering. perché se la distinzione tra un noi è un loro, fra ciò che è virtuoso e ciò che è nocivo, tra ciò che si conosce e ciò che non si conosce e quindi si teme, è vecchio come il mondo, tanto da essere viste come un prius antropologico, l'othering fornisce anche una cornice ai processi che hanno fatto diventare ineguaglianza e marginalità sempre più pregnanti, e che hanno naturalizzato l'inferiorità del gruppo alterizzato (ad esempio, razzializzandolo). E la fornisce anche in assenza dell'altro reale: ciò che conta è la costruzione, la percezione, l'immaginario, su cui fondare il rapporto con la realtà. ma, e questa è la differenza sostanziale tra i due esempi fatti in precedenza, l’othering in quanto processo non sarebbe possibile senza un impianto di norme, di leggi, di meccanismi - certamente istituzionali e, oggi, mediatici, ma anche simbolici - di discriminazione, di esclusione, di legittimizzazione del processo stesso. l’othering ha infatti bisogno di un impianto retorico che sostenga, e al tempo stesso celi, la manipolazione dell'opinione pubblica. Si basa, ormai lo sappiamo, su bias cognitivi, iscritti biologicamente nelle aree del nostro cervello, fondati su stereotipi e pregiudizi. Ma fa credere che questi bias siano oggettivi, strutturandoli all'interno di un sistema di policy, leggi, rappresentazioni, credenze culturalmente accettate, pratiche discorsive (come quella dell'ingiustizie discorsiva) costruito da alcuni attori sociali capaci di definire e normalizzare lo stesso processo, e perfino di far dimenticare qualsiasi rapporto con l'altro che si sta alterizzando.

terza citazione

La professoressa Vanessa Maher faceva fare ai suoi studenti di Antropologia un esercizio illuminante, che consisteva nel tracciare su un foglio di carta e alcuni cerchi concentrici. quello centrale indicava il luogo dove si viveva, il secondo luoghi a una ventina di chilometri, il terzo a un centinaio, e così via con distanze sempre maggiori. in meno di un minuto bisognava poi scrivere in ogni cerchio un episodio che veniva veramente relativo a quelle distanze. Il risultato è che si tende sempre a indicare cose positive nella nostra zona, mentre via via che ci si allontana, le cose sembrano diventare progressivamente negative. Quel gioco mette in luce un certo inevitabile etnocentrismo che ci portiamo dentro e inoltre questo atteggiamento sembra avere uno sviluppo concentrico. Più ci si allontana da noi più le cose sono negative, così come il senso di appartenenza si dissolve via via che la distanza fisico-culturale cresce, fino quasi a scomparire.