giovedì 19 marzo 2026

LA ERA DE LA REVANCHA

Il libro di Andrea Rizzi in italiano è intitolato: l’assalto dei revanscisti, ma in spagnolo il titolo originale è “la era de la revancha” E’ forse una differenza sottile ma significativa. Sposta un po’ il centro dell’attenzione. Come se in italiano immaginiamo un fortino di virtù assaltato da fortissimi e tremendi nemici, ma da difendere, mentre in spagnolo ci troviamo immersi in una situazione, in una condizione politica, sociale e culturale nella quale chi “si ribella”, chi “dice no” è un nemico potenziale, è l’ortolano che toglie il cartello dal negozio di Praga. 
Forse è meglio il titolo spagnolo

Enrico Letta pone l’accento sulla parola revancha, sul “re”. Il significato è desiderio di ottenere una compensazione morale o politica per una sconfitta o un'ingiustizia subita. E’ legato alla nostalgia per un tempo raccontato oggi come felice. (pensiamo al revisionismo storico di Trump, alla nostalgia epica di Putin, alla memoria del secolo dell’umiliazione coltivata dal potere cinese per fare pochi scontati esempi)

L’autore vede tre fenomeni che convergono, da una parte la volontà di distruggere qualsiasi forma di ordine internazionale, minato già dalle ipocrisie che l’hanno segnato; da un’altra la crisi interna alle democrazie stesse motivato dal malcontento per la frattura culturale e sociale tra le elite e le classi più basse; su questo si innesta il terzo fenomeno portato dalla tecnologia non più elemento di liberazione bensì di strumento finalizzato alla perdita di volontà di comprendere e approfondire.

L’era della revancha, sembra di capire, secondo Rizzi può essere una condizione di opacità che rende faticoso vedere come “il riconoscimento degli abusi e delle ipocrisie dell’Occidente non (deve) giustificare un atteggiamento indulgente nei confronti delle posizioni di questi regimi (quelli autoritari)”

Seguono questa introduzione di metodo e di merito tre grossi capitoli di analisi, uno dedicato all’Occidente (inteso in senso politico, comprende le democrazie asiatiche), uno dedicato all’Oriente visto come competitore delle democrazie (a partire dalla Cina che comprende l’Asia Occidentale oltre alla Russia – è significativo che Israele sia in questo capitolo) e infine uno dedicato al Sud Globale, che comprende India, America Latina e Africa.

Al termine di questo viaggio, nell’epilogo è significativo che come primo spunto Rizzi scriva che “soffriamo le conseguenze di una dura battaglia per il controllo delle menti”. Questo ancor prima di indicare nella iniquità e nella ipocrisia della doppia morale tra le principali cause della crisi della democrazia. Accuse giustificate, ma attenzione, scrive che se l’Occidente calpesta spesso i valori che dice di difendere, al di fuori (l’Oriente utilizzato come sinonimo di regimi autoritari) si punta direttamente a seppellirli.

Invita a non farsi soverchiare dal pessimismo, ma opporre non solo l’ottimismo della volontà di gramsciana memoria, ma anche l’ottimismo dell’intelligenza perché la difesa coerente di certi valori produce benefici.

Oltre a promuovere una metamorfosi dello Stato sociale in contrapposizione allo Stato di controllo, si concentra sulla metamorfosi individuale. La revancha ha un effetto polarizzante, un gorgo che risucchia, e il complesso della revancha trova comunanza di interesse con le piattaforme digitali che promuovono la divisione.

Serve una ribellione. Scrive: una ribellione di memoria camusiana, rifiuto dell’opportunismo, del settarismo, del nichilismo. Una ribellione che non è a sua volta revancha, che costruisce ponti sull’abisso. Una ribellione che ci allontani dallo stato gassoso della vita privata, dal conformismo, dall’indifferenza, dal nichilismo

Due strade suggerisce: elevare le voci che rifiutano la chiusura delle file all’interno di esse, criticando esplicitamente ciò che la parte fa male, accettando le ragioni della controparte quando sono fondate ( nello Stato un atteggiamento da Statista); seconda: scoprire i fatti, diffonderli, spiegarli. La ribellione può iniziare con un no ma anche con un perché?

La ribellione secondo Rizzi inizia anche con la lettura. Tesse nuove connessioni che vanno oltre le fazioni. 

mercoledì 18 marzo 2026

LE RELIGIONI NEL MONDO GLOBALE

"Dagli anni Ottanta del secolo scorso a oggi, il fattore religione costituisce un valore aggiunto per comprendere le relazioni internazionali, soprattutto dopo la lunga transizione dal mondo diviso in due blocchi, segnato dal crollo del muro di Berlino, sino all'attuale furioso disordine mondiale. Non siamo di fronte né al ritorno delle guerre di religioni, se mai esistite, né a scontri di civiltà alimentati dalle esasperate diversità tra le religioni. Le religioni rientrano in gioco perché le politiche d'identità nazionale hanno bisogno di una legittimazione simbo-lica che altrimenti non potrebbero vantare, affidandosi solo al nazionalismo o al revival etnico. Alla domanda, dunque, se ed eventualmente perché le religioni sono oggi coinvolte a livello globale in scenari di guerra, la risposta che può essere data è la seguente: esse lasciano immaginare possibile una società coesa, saldamente unita da una fede, da una lingua comune e dal legame vitale, sacro con la terra abitata da un popolo. "

L'ERA DEI PREDATORI. Giuliano da Empoli

#libroletto #sra #curioso #EIM #consigliato #daleggere , anche se occorre dire che uno degli effetti può essere la demotivazione. L'analisi e testimonianza "inside" alle "segrete stanze" fornita dall'autore porta alla conclusione che "il potere dei senza potere" è in realtà una consolazione per credersi significativi nell'esistere e cercare di capire, mentre per il Potere siamo poco meno che pedine. È un libro utile nell'epoca di Thiel e Palantir, non perché serva per combatterli forse, quanto per individuare il perimetro della fine dell'epoca della illusione delle regole. Allora il miglior commento è la citazione da "le braci" di Marai che lo stesso autore scrive nelle note
"Può darsi che la luce si spenga nel mondo e che, in seguito a qualche rivolgimento ancora piú terribile della guerra, noi piombiamo in un'oscurità pari a quella che ci avviluppa sta-notte; può darsi che anche nell'animo umano le cose evolvano in modo tale che tutto quello che è rimasto in sospeso venga discusso e risolto solo col ferro e col fuoco. Capisco da molti segni che questo momento è vicino"

sabato 14 marzo 2026

RITORNO A GAZA di Guido Veronese

#libroletto #sra #curioso # EIM #gaza 
Il libro scritto dal professor Guido Veronese, psicologo e psicoterapeuta italiano, professore alla Università Bicocca di Milano è un diario che racconta della sua ultima visita a Gaza, dove è riuscito ad entrare e a lavorare per una decina di giorni tra fine gennaio e inizio febbraio 2026. E' un libro lucido e dolente, professionale e umanissimo.  Una testimonianza attualissima delle condizioni di vita e sopravvivenza dopo "la tregua" (e le virgolette sono significative). Credo sia che uno dei libri da leggere soprattutto ora che per diversi motivi, tra cui la facile stanchezza e distrazione che condiziona, nelle nostre calde case, il nostro interrogarci sulle vicende del mondo, il genocidio in corso, come più volte esprime Guido Veronese, sta scivolando fuori dalla memoria. Forse proprio in questo risiede la vittoria culturale e politica di Israele, non tanto nella cancellazione della vita di tante persone, bensì nella distruzione dell'urbanistica, della possibilità di istruzione, di sedimentazione culturale, di condizioni di essere padroni del proprio sostentamento e infine nel sorgere di un sentimento di  indifferenza crescente.
Le ultime parole di questo dossier (che ho trovato alla fiera Fa' la cosa giusta nello stand di Altraeconomia che l'ha pubblicato e che spero possa essere prenotato nelle librerie come Il gabbiano a Trezzo perché merita di essere letto e meditato) scritte da Veronese sono queste: " Ritorno in Italia con quel senso di impotenza di chi, adesso, non può che aspettare e neanche più sperare. Il desiderio di fare qualcosa, di continuare a resistere e non cedere me lo insegnano le persone palestinesi. Rientro piegato dalla fatica e dal dolore del vedere la terra che più amo completamente devastata, ma con la certezza di ritornarvi. Costi quel che costi."  Così conclude Veronese. Lo stesso senso di impotenza, nell'era del "diritto della forza" attanaglia tutti noi, non abbiamo molti strumenti per resistere, se non evitare di cedere alla narrazione mainstream e a dire NO alla memoria ricostruita a beneficio dei vincitori. E un libro come questo, una testimonianza come questa, è non solo utile, bensì necessaria. #daleggere #consigliato
Il ricavato della vendita del dossier, al netto dei costi di produzione, andrà a sostenere il Gaza Community Mental Health Programme


I COLLEZIONISTI di Paolo Regina

#libroletto #sra #curioso #EIM #PaoloRegina. Un bel "poliziesco" di piacevole e interessata lettura. La vicenda è spezzata orizzontalmente in due come la vita e la storia della protagonista, questo consente di contestualizzare il personaggio (tutto nel primo libro, forse, a mio avviso, un po' affrettato). Io ho preferito la parte classica delle indagini, mi sembra ben fatta, e quindi spero che l'altra vicenda, che non si può anticipare, svanisca abbastanza velocemente. Un libro #daleggere #consigliato Può essere trovato in #libreriailgabbianotrezzo, dove Paolo Regina è stato ospite con Domenico Wanderlingh


giovedì 12 marzo 2026

CON I MIEI OCCHI. Gennaro Giudetti

#libroletto #sra #curioso #EIM #gennarogiudetti #gaza Un racconto in soggettiva degli avvenimenti in Gaza. Sarebbe fare un torto limitarsi all’aspetto emotivo nel commentare questo libro, che vuole avere una visione che va oltre il tragico immediato e vedere il disegno che spiega l’azione, ma ciò che Gennaro ha visto e racconta non può non muovere l’animo e stringere il cuore. Se paradossalmente il mandante può essere considerato Hamas con il disegno cinico di mettere sul tavolo qualche migliaio di morti palestinesi in risposta al pogrom criminale e omicida del 7 ottobre ’23, la responsabilità ricade sempre in chi fa cosa. Hamas non pensava che Israele avrebbe preso, con lucide e spietata disumanità, la scelta di “risolvere” la questione palestinese con il disegno di distruggere la vita e la società di Gaza condannando generazioni a sopravvivere, orfani, amputati, affamati, senza istruzione e minando nel fisico la crescita intellettuale e psicologica. Con ampie complicità e omertà Israele sta riuscendo nel suo intento (un sondaggio dice che un palestinese su due è disposto ad andare ovunque pur di vivere, sperando in un modo dignitoso). Questo è un libro da leggere e da discutere perché ancora una volta non si possa essere INDIFFERENTI, come sembra capitare un po’ troppo spesso nella nostra storia. Nelle ultime pagine Gennaro pubblica le foto che riprendono ciò che a parole aveva descritto nel libro. Nella loro drammaticità non sono “nuove” perché l’appassionata e dolente descrizione scritta già ci aveva immersi, dalle nostre calde case, nella drammatica realtà che ci commuove ma che “sentiamo” con il pudore di chi legge immerso nella comoda sicurezza di una vita affatto diversa. Un libro da conoscere, da leggere, da discutere pubblicamente, soprattutto (lo si sta già facendo) da non dimenticare.

mercoledì 11 marzo 2026

JOSÉ SARAMAGO. LE INTERMITTENZE DELLA MORTE

#letturaincorso #sra #curioso #EIM #JoséSaramago❤ "Le intermittenze della morte" Affilato come un rasoio: "Sto per arrivare a casa, eminenza, ma, se me lo consente, vorrei sottoporle ancora una breve questione, Dica, Che farà la chiesa se non mo-rirà mai più nessuno, Mai più è troppo tempo, anche trattandosi della morte, signor primo ministro, Credo che non mi abbia risposto, eminenza, Le restituisco la domanda, che farà lo stato se non morirà mai più nessuno, Lo stato tenterà di sopravvivere, anche se dubito molto che ci riuscirà, ma la chiesa, La chie sa, signor primo ministro, si è talmente abituata alle risposte eterne che non riesco a immaginarla darne delle altre, Anche se la realtà le contraddice, È fin dal principio che non abbiamo fatto altro che contraddi re la realtà, ed eccoci qui, Che dirà il papa, Se lo fos-si io, che dio mi perdoni la stolta vanità di pensarmi tale, farei mettere immediatamente in circolazione una nuova tesi, quella della morte rinviata, Senza ul-teriori spiegazioni, Alla chiesa non si è mai chiesto di spiegare comunque, l'altra nostra specialità, oltre alla balistica, è stata di neutralizzare, con la fede, lo spirito curioso"