venerdì 13 febbraio 2026

I MORTI DEGLI ALTRI. di Marco Aime e Federico Faloppa

 I MORTI DEGLI ALTRI. di Marco Aime e Federico Faloppa


Questo è un libro molto interessante e utile per assumere strumenti di conoscenza utili per leggere la realtà relazionale nella quale siamo immersi quotidianamente e decifrare comportamenti che probabilmente per la costanza e la reiterizzazione nell'essere messi in campo ci possono sembrare "normali"

Se per normali intendiamo la abitudine e la sottomissione ad essi, beh, lo sono; se alziamo lo sguardo immaginando una umanità che "è" nell'essere emapitica e in relazione con gli altri nel loro semplice essere compartecipi con noi nella storia del mondo, allora forse normale non lo sono, forse sono normalizzati.

La parola forte di questo libro a mio avviso non è I MORTI, bensì la parola ALTRI.

La questione analizzata con competenza (io sono un semplice e poco competente fruitore, il mio giudizio non ha molta rilevanza, però mi è apparso che il ragionamento fosse razionale e coerente) è legata alla analisi della "alterizzazione" nella relazione tra persone (othering).

L'ho trovata molto incentrata sulla "alterizzazione" da parte di noi "occidentali" verso chi non è compreso in questa classificazione, ma ho l'impressione che tutti i popoli -se posso usare brutalmente questo termine per semplificazione- abbiano il loro bias alterizzante (probabilmente la virulenza della espressione di questo bias dipende dai rapporti di forza e di possesso degli strumenti di comunicazione).

Tre citazioni che credo possano ben rappresentare il messaggio (importante su cui riflettere e a mio avviso pienamente condivisibile) del libro



prima citazione

la superficie dell'essere umano, letteralmente: la sua pelle, è diventata la superficie del mondo, il confine di tutto.

seconda citazione

Processi di alterizzazione sarebbero oggi così normali, e così diffusi, ormai, da far dire all'opinionista del Guardian John A. Power che uno dei problemi più evidenti del XXI secolo è proprio quello dell’ othering. perché se la distinzione tra un noi è un loro, fra ciò che è virtuoso e ciò che è nocivo, tra ciò che si conosce e ciò che non si conosce e quindi si teme, è vecchio come il mondo, tanto da essere viste come un prius antropologico, l'othering fornisce anche una cornice ai processi che hanno fatto diventare ineguaglianza e marginalità sempre più pregnanti, e che hanno naturalizzato l'inferiorità del gruppo alterizzato (ad esempio, razzializzandolo). E la fornisce anche in assenza dell'altro reale: ciò che conta è la costruzione, la percezione, l'immaginario, su cui fondare il rapporto con la realtà. ma, e questa è la differenza sostanziale tra i due esempi fatti in precedenza, l’othering in quanto processo non sarebbe possibile senza un impianto di norme, di leggi, di meccanismi - certamente istituzionali e, oggi, mediatici, ma anche simbolici - di discriminazione, di esclusione, di legittimizzazione del processo stesso. l’othering ha infatti bisogno di un impianto retorico che sostenga, e al tempo stesso celi, la manipolazione dell'opinione pubblica. Si basa, ormai lo sappiamo, su bias cognitivi, iscritti biologicamente nelle aree del nostro cervello, fondati su stereotipi e pregiudizi. Ma fa credere che questi bias siano oggettivi, strutturandoli all'interno di un sistema di policy, leggi, rappresentazioni, credenze culturalmente accettate, pratiche discorsive (come quella dell'ingiustizie discorsiva) costruito da alcuni attori sociali capaci di definire e normalizzare lo stesso processo, e perfino di far dimenticare qualsiasi rapporto con l'altro che si sta alterizzando.

terza citazione

La professoressa Vanessa Maher faceva fare ai suoi studenti di Antropologia un esercizio illuminante, che consisteva nel tracciare su un foglio di carta e alcuni cerchi concentrici. quello centrale indicava il luogo dove si viveva, il secondo luoghi a una ventina di chilometri, il terzo a un centinaio, e così via con distanze sempre maggiori. in meno di un minuto bisognava poi scrivere in ogni cerchio un episodio che veniva veramente relativo a quelle distanze. Il risultato è che si tende sempre a indicare cose positive nella nostra zona, mentre via via che ci si allontana, le cose sembrano diventare progressivamente negative. Quel gioco mette in luce un certo inevitabile etnocentrismo che ci portiamo dentro e inoltre questo atteggiamento sembra avere uno sviluppo concentrico. Più ci si allontana da noi più le cose sono negative, così come il senso di appartenenza si dissolve via via che la distanza fisico-culturale cresce, fino quasi a scomparire.

giovedì 14 agosto 2025

GIULIO SAPELLI: VERSO LA FINE DEL MONDO Lo sgretolarsi delle relazioni internazionali

 GIULIO SAPELLI: VERSO LA FINE DEL MONDO Lo sgretolarsi delle relazioni internazionali

Prima citazione: " Non è un paradosso: la ripresa su scala mondiale dell'economia  potrà avvenire solo dalla ripresa dell'economia nordamericana in un quadro di COOPERAZIONE CON QUELLA EUROPEA E CON QUELLA DELLE MEDIE POTENZA OCEANICHE, OLTRE CHE CON IL GIAPPONE. E' per questo che la cooperazione internazionale per un nuovo ordine mondiale che punti sul compasso oceanico per descrivere un orizzonte di crescita nel Sud-est asiatico e non sono nell'Oceania è la sfida decisiva che attende tutto il mondo. L'Europa dovrà comprendere che deve, dinnanzi a questo scenario, TROVARE UN'UNITA' che sembra ora impossibile, con le divisioni crescenti, invece, tra Francia, Germania e Regno Unito"

(questo libro del del 2024, come non concordare, però la strada sembra un'altra)

Seconda citazione: "E ancora: il mondo di oggi, sempre più dominato da ideologie sacrificali e oppositive e violente che dilagano financo negli umani comportamente quotidiani, può fare a meno della guerra, quando il tardo capitalismo che questo stessomondo dominca giunge a sfruttare la terra e il vivente per superare le sue intime contradddizioni tra sviluppo ineguale, ricerca della centralizzazione risolvente e l'aggressività che promana dalle sue interne contraddizioni?

(forse non può fare a meno della guerra)


domenica 3 agosto 2025

MONICA MAGGIONI: THE PRESIDENTS

 MONICA MAGGIONI: THE PRESIDENTS


Ho appena finito questo libro della famosa e brava giornalista della RAI Monica Maggioni. Credo che sia un libro interessante e utile. E' un libro di complessa profondità, si percepisce, nella lettura, una ricerca accurata (ricerca di dati e ricerca di senso), pur mantendo uno stile giornalistico/divulgativo che probabilmente ci consente di trovarlo accessibile.

Chi sono The Presidents: Thiel, Vance, Yarvin, Musk (del quale mette in dubbio -anticipando la rottura, dfefinitiva? mah!) Andreessen, Weinstein...

Non mi sembra un libro ottimista. Anche se il stile della giornalista di inchiesta è fermamente mantenuto per tutto il libro, particolarmente nella descrizione dei personaggi protagonisti, la preoccupazione della cittadina, della democratica, della (vorrei dire ) Europea (nel senso più nobile del termine) emerge, e si palesa nelle ultime importanti righe - messaggio non solo destinato a suscitare in noi lettori la stimolo che dobbiamo svegliarci, ma anche a "firmare" con onestà il libro esprimento quali siano le proprie convinzioni sulla democrazia.

Scrive Monica Maggioni: "Adesso stiamo vedendo che secoli di costruzione di democrazia, di una paziente e faticosa tessitura sociale piena di fallimenti, di limiti, di non poche aberrazioni, ma insostituibile fonte di diritti, uno sguardo sul mondo in cui c'è spazio anche per le necessità di chi non riesce a sopravvivere e per l'idea di cooperazione stanno rischiando di essere spazzati via da un gruppo di potentissimi e arroganti individui che si muovono dietro la maschera del presidente. Un potere immenso nelle mani di pochi. E a noi cosa rimane da fare? Capire fino in fondo chi sono."

Condivido tutta la frase. Ci sono due particolarità che mi preme sottolineare. Trump è la loro maschera. Non voglio sminuire la forza del Presidente USA; non è un burattino, e dotato di decisione e di forza e di ideologia propria secondo me, ma concentrarsi troppo solo su di lui vuol dire, a mio avviso, perdere di vista un movimento in stato nascente potente, pericoloso, determinato e dotato di una base culturale alla quale reagire, per chi non lo apprezza, solo con l'invettiva, riduce chi si oppone alla impotenza e conduce alla sconfitta definitiva.

La seconda particolarità, che mi fa trovare sintonia con lo spirito di ricerca e l'approccio culturale verso la realtà della Associazione Amici del gabbiano alla quale collaboro, è: "CAPIRE FINO IN FONDO CHI SONO", che è la prima cosa da fare per chi vuole essere Alfabeta nella società. Attenzione, questo invito vale anche per chi si sente attratto e culturalmente vicino a questi che si celano (ormai neanche troppo) dietro l'ingombrante presidenza.

Un libro da consigliato, da leggere.

lunedì 7 luglio 2025

VALENTINA PISANTY: ANTISEMITA UNA PAROLA IN OSTAGGIO. un libro necessario

 VALENTINA PISANTY: ANTISEMITA UNA PAROLA IN OSTAGGIO.  un libro necessario

#libroletto #sra #curioso #EIM 

Libertà è anche non farsi imporre il linguaggio in modo improprio e strumentale.

le conclusioni di questo libro necessario: 

" Della possibilità di discutere di cosa è o non è ragionevole è fatta la democrazia. E dato che il linguaggio è essenziale per prendere decisioni nel dibiattito politico, non è tollerabile, in un contesto democratico, che una delle parole-chiave venga prelevata dal lessico, spogliata della sua funzione, rivestita di abiti nuovi, ed esibita al mondo come garanzia di impunità per chi intende affermare le sue ragioni di parte con la forza, whatever it takes. Chiunque impieghi il termine antisemita nel senso imposto dalla definizione IHRA deve sapere in quale catena di prepotenze, non solo linguistiche, si sta collocando. A meno di non prendere atto che il mondo è entrato in una fase di guerra senza quartiere, o si vince o si muore, di cui la retorica della prevaricazione è il naturale corollario. Forse è sempre stato così, forse no. Se la regola è "la faccio perché posso", si smetta almeno di invocare i valori democratici, la Memoria e la falsa promessa del Mai Più, si abbracci senza remore la legge del più forte, ci sia assuma la responsabilità delle conseguenze e tanti auguri. Chi non è d'accordo troverà comunque le parole per dirlo. Non occorre alcuna autorizzazione"

domenica 6 luglio 2025

Gian Marco Griffi. DIGRESSIONE

Gian Marco Griffi. DIGRESSIONE

"Talvolta crediamo di avere un frullatore di pensieri. Abbiamo paura di un mondo dominato ad Dio e abbiamo paura di un mondo abbandonato da Dio. Abbiamo paura di un mondo in cui Dio non è mai esistito. Abbiamo paura di un mondo governato dal caso e abbiamo paura di un mondo segnato dal destino. Abbiamo paura di un mondo stretto nelle grinfie dei figli degli uomini. Abbiamo paura di un mondo regolato da leggi naturale che non riusciamo a comprendere, e abbiamo paura di un mondo regolato da leggi sovrannaturali che non vogliamo comprendere. Siamo terrorizzati e indifesi. Chi ci viene in soccordo, ora? Chi ci può salvare da tutto questo?"

martedì 24 giugno 2025

STORIA INTERNAZIONALE DELLA RESISTENZA ITALIANA a cura di Chiara Colombini e Carlo Greppi

 STORIA INTERNAZIONALE DELLA RESISTENZA ITALIANA a cura di Chiara Colombini e Carlo Greppi

Ho letto con vero piacere questo libro, che non è facile (ed è un pregio) e richiede attenzione (direi anche una periodica rilettura anche prendendo un saggio tra quelli che compongono l'opera alla volta). 


Pur non essendo esperto di Resistenza, non sono neppure completamente avulso dall'argomento, non fosse altro che per la grande ammirazione verso chi seppe, nella tempesta della più grande guerra conosciuta, ribellarsi a un regime sì marcio e traballante, ma sempre capace di sterminare e diffondere sofferenza e lutti (e ogni Partigiano sapeva come iniziare la lotta, ma non aveva certezza di sfilare vivo tra i Liberatori).

Considero la Resistenza una delle pietre angolari su cui si basa la Repubblica democratica e la Costituzione, quindi sono sempre stato interessato a conoscere, a capire, a comprendere le motivazioni di chi, come disse Pertini prigioniero politico della dittatura fascista, scelse di : "LOTTARE SENZA PAURA, A VOLTE ANCHE SENZA SPERANZA".

La partecipazione internazionale alla Resistenza, nei numeri e nelle forme che i saggi contenuti in questo bel volume ci illustrano è una novità per me, non credevo ci fosse stata in dimensioni così sostanziose (i curatori parlano di 15/20.000 partecipanti). 

Nel libro viene fornito un quadro generale, ma si seguono anche storie particolari di donne e uomini che lottarono e spesso caddero per la sconfitta del fascismo e nazismo in uno spirito di comunità fondata sulle idee di libertà e non su confini geografici, culturali o etnici.

La conoscenza storica delle vicende illustrate suscita ovviamente una riflessione amara su quanto si stia perdendo in questi tempi di "piccole patrie", di chiusure. Il più grande ideale tra quelli sconfitti nel XXI secolo è quello che vede le persone unite in tutto il mondo da comuni aspirazioni e desideri di godere di diritti universali e non da passaporti emessi dallo stesso ministero.

Un ottimo libro, un interessante canale di studio e di approfondimento quando si celebra la Resistenza

martedì 17 giugno 2025

GUARDARE IL MARE


https://youtu.be/VZq9Kd2kvVU


Ho guardato il mare a lungo, senza leggere o fare altro. Ho solo guardato a pochi metri dal frangersi delle onde, fino a quando la marea non si è alzata e mi ha raggiunto (e mi è venuta voglia di andare al Nord a guardare le maree, quelle serie). Non ricordo da quanti anni non mi prendevo questa libertà. Ma poiché non sono buddhista la mente non era libera e vagava. Pensavo alla semplicità del gesto che stavo facendo: seduto davanti al mare, a guardarlo. Ho pensato a un bambino della Cisgiordania al quale l'oppressore abile nel farsi passare sempre per vittima impedisce di vedere il mare lontano pochi chilometri e narrato nei ricordi dei nonni che magari lo vivevano abitando nelle loro case vicine ad esso; oppure a chi condannato da una malattia senza scampo, dipendente dagli altri solo per grattarsi il naso, vede impedita la libera scelta del proprio destino da persone che si appellano per negare il diritto alla disponibilità della propria vita a un Dio che non può essere così crudele; oppure a genitori che devono accudire figli con problemi continuamente, senza posa, spaventati da cosa accadrà quando non ci saranno più; o ancora a chi il mare non lo guarda per il piacere di rilassarsi come ho fatto io ma con la paura di affrontarlo in una avventura/scommessa che appare sempre più perdente.