Il libro di Andrea Rizzi in italiano è intitolato: l’assalto dei revanscisti, ma in spagnolo il titolo originale è “la era de la revancha” E’ forse una differenza sottile ma significativa. Sposta un po’ il centro dell’attenzione. Come se in italiano immaginiamo un fortino di virtù assaltato da fortissimi e tremendi nemici, ma da difendere, mentre in spagnolo ci troviamo immersi in una situazione, in una condizione politica, sociale e culturale nella quale chi “si ribella”, chi “dice no” è un nemico potenziale, è l’ortolano che toglie il cartello dal negozio di Praga.
Forse è meglio il titolo spagnolo
Enrico Letta pone l’accento sulla parola revancha, sul “re”. Il significato è desiderio di ottenere una compensazione morale o politica per una sconfitta o un'ingiustizia subita. E’ legato alla nostalgia per un tempo raccontato oggi come felice. (pensiamo al revisionismo storico di Trump, alla nostalgia epica di Putin, alla memoria del secolo dell’umiliazione coltivata dal potere cinese per fare pochi scontati esempi)
L’autore vede tre fenomeni che convergono, da una parte la volontà di distruggere qualsiasi forma di ordine internazionale, minato già dalle ipocrisie che l’hanno segnato; da un’altra la crisi interna alle democrazie stesse motivato dal malcontento per la frattura culturale e sociale tra le elite e le classi più basse; su questo si innesta il terzo fenomeno portato dalla tecnologia non più elemento di liberazione bensì di strumento finalizzato alla perdita di volontà di comprendere e approfondire.
L’era della revancha, sembra di capire, secondo Rizzi può essere una condizione di opacità che rende faticoso vedere come “il riconoscimento degli abusi e delle ipocrisie dell’Occidente non (deve) giustificare un atteggiamento indulgente nei confronti delle posizioni di questi regimi (quelli autoritari)”
Seguono questa introduzione di metodo e di merito tre grossi capitoli di analisi, uno dedicato all’Occidente (inteso in senso politico, comprende le democrazie asiatiche), uno dedicato all’Oriente visto come competitore delle democrazie (a partire dalla Cina che comprende l’Asia Occidentale oltre alla Russia – è significativo che Israele sia in questo capitolo) e infine uno dedicato al Sud Globale, che comprende India, America Latina e Africa.
Al termine di questo viaggio, nell’epilogo è significativo che come primo spunto Rizzi scriva che “soffriamo le conseguenze di una dura battaglia per il controllo delle menti”. Questo ancor prima di indicare nella iniquità e nella ipocrisia della doppia morale tra le principali cause della crisi della democrazia. Accuse giustificate, ma attenzione, scrive che se l’Occidente calpesta spesso i valori che dice di difendere, al di fuori (l’Oriente utilizzato come sinonimo di regimi autoritari) si punta direttamente a seppellirli.
Invita a non farsi soverchiare dal pessimismo, ma opporre non solo l’ottimismo della volontà di gramsciana memoria, ma anche l’ottimismo dell’intelligenza perché la difesa coerente di certi valori produce benefici.
Oltre a promuovere una metamorfosi dello Stato sociale in contrapposizione allo Stato di controllo, si concentra sulla metamorfosi individuale. La revancha ha un effetto polarizzante, un gorgo che risucchia, e il complesso della revancha trova comunanza di interesse con le piattaforme digitali che promuovono la divisione.
Serve una ribellione. Scrive: una ribellione di memoria camusiana, rifiuto dell’opportunismo, del settarismo, del nichilismo. Una ribellione che non è a sua volta revancha, che costruisce ponti sull’abisso. Una ribellione che ci allontani dallo stato gassoso della vita privata, dal conformismo, dall’indifferenza, dal nichilismo
Due strade suggerisce: elevare le voci che rifiutano la chiusura delle file all’interno di esse, criticando esplicitamente ciò che la parte fa male, accettando le ragioni della controparte quando sono fondate ( nello Stato un atteggiamento da Statista); seconda: scoprire i fatti, diffonderli, spiegarli. La ribellione può iniziare con un no ma anche con un perché?
La ribellione secondo Rizzi inizia anche con la lettura. Tesse nuove connessioni che vanno oltre le fazioni.