martedì 11 agosto 2026

PIEDI FREDDI di FRANCESCA MELANDRI

 


Questo è un libro del 2024 che ho scoperto solo due anni dopo, qualche settimana fa, grazie a Francesco Costa (che ha intervistato l'autrice per Wilson). La vicenda che narra, la guerra coloniale della Russia di Putin contro l'Ucraina, è ancora in atto, poche cose sono cambiate da allora. L'Ucraina incredibilmente non solo resiste ma è ora in grado di colpire nel profondo l'aggressore. L'aggressore, la Russia, applica il terrorismo su larga scala, non più magari con massacri e sevizie direttamente inferte dalle milizie invasore ma con missili balistici non intercettabili. Poco forse è cambiato (e quel poco temo in peggio) nella percezione e nella risposta pubblica nella società Occidentale - vedi ultime affermazioni di persone che si candidano ad assurgere a ruoli apicali nella politica italiana. Quindi il libro rimane per un doppio motivo da leggere (e da me consigliato): il primo che varrà sempre perché parla alle persone su questioni che sono eterne nelle scelte di vita, il secondo perché il tema contingente è vivo ed attuale. Entrambi i motivi acquisiscono valore perché Melandri non si limita a ragionare sulle questione ma basa il suo ragionamento su una conclusione logica che non ha bisogno di molte parole. E' semplice da capire tanto quanto, al contrario, si fa finta da parte di molti di non capire: NO JUSTICE, NO PEACE. 

Ho preso e copiato nei miei appunti decine di stralci di questo bellissimo libro (bello anche perché secondo il mio povero giudizio Francesca Melandri scrive benissimo), ma non posso pubblicarli tutti. E allora concludo la mia condivisione di questo libro con le ultime parole che riassumono le tante e scomode domande, le acute riflessioni, il fastidio che sicuramente provoca soprattutto nel mondo di riferimento che per me e Francesca Melandri è lo stesso mondo.

Sento l'importanza di questo stralcio perché rappresenta le domande che poniamo, nella associazione Amici del gabbiano Trezzo alla quale collaboro, da quando abbiamo dato il via alle attività culturali, piccole e povere che siano, per faticare sulla comprensione delle cose del mondo: e io che scelta avrei fatto?

"Come ci comporteremo, se un giorno la guerra smetterà di essere una serie tv e diventerà maledizione di vita vissuta? Che scelte faremo, quando la Storia verrà a rubarci le chiavi di casa? Saremo colui che lusinga i nuovi potenti, o colei che esausta, controvoglia e terrorizzata prende il fucile e difende il giardino di sua madre? Saremo delatori, saremo sostegno per gli altri, saremo ciechi e sordi a tutto tranne che alla nostra personale sopravvivenza? Saremo quelli che sparano a chi scava una fossa, o saremo le madri che nello scantinato di Jahidne sorridevano ai bambini così che riuscissero a disegnare farfalle? Saremo la manicure Iryna che cede il suo posto in auto a una donna incinta, o il soldato che le spara mentre torna a casa in bicicletta? Saremo magnanimi, saremo feroci, saremo quelli che ai feroci danno campo libero restando zitti? Saremo quelli che lasciano spegnere la candela, o sa-remo quelli che la passano accesa?"



venerdì 24 aprile 2026

FIORI PER ALGERNON - di Daniel Keyes e l 'importanza del gruppo di lettura

FIORI PER ALGERNON - di Daniel Keyes e l 'importanza del gruppo di lettura

Un libro di rara bellezza. Non è solo la resa stilistica che lo rende di godibilissima lettura senza momenti di stanchezza, è anche uno stimolo non comune a una profonda riflessione sul valore delle persone e delle relazioni umani (relazioni complesse, anche difficili, a volte feroci, ma, dal punto di vista dell'autore, mai cristallizzate e affrontate con una visione complessivamente ottimistica).

Non avrei mai scoperto questo libro se non fosse stato grazie al gruppo di lettura della Associazione Amici del gabbiano. Il valore aggiunto di questo gruppo di lettura è anche nella possibilità di ampliamento degli orizzonti di conoscenza che lo scambio fecondo di esperienze tra lettrici e lettori permette

Fiori per Algernon è una lettura consigliata per la modernità, direi la contemporaneità delle tematiche trattate, pur essendo scritto nel 1959. Indice significativo della visione umanistica profonda espressa dall'autore e del permanere delle questioni (potere e limiti della scienza, riconoscimento delle fragilità, relazioni tra le persone, rapporto tra erudizione e intelligenza con la mediazione della cultura...) che interrogano l'umano.





mercoledì 15 aprile 2026

MEMORIE DAL CALABOZO _ di Mauricio Rosencof e Fernandez Huidobro

 MEMORIE DAL CALABOZO _ di Mauricio Rosencof e Fernandez Huidobro

Un libro straordinario, crudo ed emozionante. Una storia tremenda narrata in forma di dialogo tra due compagni di prigionia (compagni particolare, perché per molta parte del tempo furono costretti all'isolamento) con uno stile asciutto, quasi lieve, a tratti addirittura ironico eppure sempre pieno della drammaticità della vicenda e schietto nel descrivere la cattiveria stolida ma feroce subita.

Propongo la sinossi perché potrei non essere l'unico a conoscere poco questa vicenda (del resto se non fossi stato incaricato di intervistare Gaja Cenciarelli sul suo bel IL RIVOLUZIONARIO E LA MAESTRA che tratta anche di questa vicenda non avrei conosciuto l'epopea dei Tupamaros ostaggi nell'Uruguay della dittatura e la profonda crudeltà dei militari - come le belle scoperte sono frutto di caso e curiosità che si accompagnano!):

SINOSSI
Uruguay 1973 - 1985: questi il luogo e il tempo del racconto scritto da Mauricio Rosencof e Eleuterio Fernández Huidobro, autori ma anche protagonisti di quella tragica parentesi storica che ha visto contrapposti i guerriglieri del Min (Movimento di liberazione nazionale) alla dittatura militare uruguayana. Tredici anni sottoterra, una prigionia lunga e disumana all'interno dei calabozos, celle d'isolamento alte 180 centimetri e profonde 60, di cui Mauricio Rosencof ed Eleuterio Fernández Huidobro evocano la memoria e il terrore; torture fisiche e psicologiche, alienazione e delirio sono il leitmotiv dei loro giorni e delle loro notti. Non c'è speranza per chi si oppone al regime. Finché una notte i due, relegati in calabozos contigui, riescono a squarciare il muro del silenzio creando un canale di comunicazione "altro" basato sul codice Morse: riattivare una qualsiasi forma di linguaggio significa per loro ritornare alla vita. Così "Memorie dal calabozo", che è la prima traduzione italiana dell'opera, ripercorre con sarcasmo e ironia la storia dell'Uruguay, dall'apogeo al declino della dittatura fino alla liberazione, attraverso la selezione di 154 testi sui 200 dell'edizione originale, diventando un vero e proprio canto alla vita contro tutte le barbarie.

Ci sono tanti stralci che assumono un valore esemplare per il messaggio che sostanza il racconto, che non è una semplice cronaca della prigionia ma una rivisitazione delle strategie per sopravvivere senza impazzire (come invece volevano accadesse i militari che torturavano fisicamente e mentalmente i prigionieri bene attenti a fermarsi un momento prima della loro morte perché non volevano martiri) e mantenendo ferma la loro opposizione - e contemporaneamente loro che dovevano essere invisibili non sono invece dimenticati dai compatrioti fino alla vittoria della democrazia. Ci sono tanti stralci, ma visto che ho conosciuto questa vicenda dalla storia di Wasem, scelgo un brano che lo racconta (è Rosencof a parlare):
" Condannato per un cancro che non fu mai curato, Nepo (il soprannome di Wasem) iniziava, dalla sua tetra nicchia dell'Ospedale Militare, uno sciopero della fame. Non poteva aspirare niente per se stesso. Lo sapeva. Tanto che la sua frase di quei giorni è oggi - deve esserlo oggi e per tutti - la parola d'ordina che marchia a fuoco la lotta per l'unità di tutti i combattenti, tupamaros e popolo, per la meta definitiva: <posso ancora fare qualcosa per i compagni>, scrisse in una lettera clandestina diretta a tutti. Se ogni nostra azione di ogni giorno fosse segnata da questo indomabile spirito di fratellanza, lo stesso che campeggia dalle pagine del Vangelo a quelle del Manifesto, saremmo più vicini al Nuovo Patto per un futuro migliore e comune. <Posso ancora fare qualcosa per i compagni>.

Penso che questa citazione sia al cuore (un esempio tra molti, ma chiaro e limpido) del messaggio del libro, che nella sua umanità conquista (la protagonista del libro di Cenciarelli non riesce a smettere di leggerlo, ed è vero, accade questo), come quando a uno dei protagonisti, negli ultimi tempi quando il regime si sta sfaldando, arriva una maglia della squadra di calcio del Penarol (uno scoppio di felicità nei duri giorni del calabozo) o il ricorrente "prendere il mate", come una necessità quasi improrogabile in qualsiasi situazione.
Un libro da leggere, una storia da conoscere, un'altra memoria da conservare.

giovedì 26 marzo 2026

LA VECCHIA - di George Simenon

 LA VECCHIA - di George Simenon

#libroletto #sra #curioso # EIM


Che libro! Mi rimane l'immagine di una crepa, che appare piccola all'inizio, e che attraversa tutta la lastra di vetro opaco in modo inarrestabile. Non c'è Kintsugi che tenga. Non si può ricomporre. Alla fine restano solo i frantumi. Non si può ricomporre perché gli attori che vedono la crepa avanzare, quattro donne, sentono che il loro mondo va in frantumi, ma non riescono a fermarla. Artefici e vittime dello stesso dramma. 


PORTNOY - di Philip Roth

 PORTNOY - di Philip Roth

#libroletto #sra #curioso #EIM.


Non conosco l'opera e la poetica di Philip Roth, e quindi la considerazione alla fine di questo godibilissimo libro scritto, per quanto ne capisco, in modo magistrale, è che mi sono sentito divertito pensando all'autore che decide: voglio scrivere un libro con descrizioni anche un po' disgustose che mettono a disagio, per fare arrabbiare il maggiore numero di persone possibile. Credo che ci sia riuscito ma chiunque si sente per tanto e per poco coinvolto, rimane un po' disarmato di fronte alla abilità nello scrivere e nel squadernare ciò che si preferisce rimanga nell'opacità. Comunque sono ammirato dalla capacità di percorre il crinale tra arte e trash e rimanere chiaramente e saldamente dalla parte dell'arte. 

MEDIOCCIDENTE - di GIUSEPPE LUPO

 MEDIOCCIDENTE - di GIUSEPPE LUPO

#libroletto #sra #curioso #EIM

Non so, ho letto con piacere questo libro. Ho trovato un anelito comune, riassumibile nelle prime righe: " Finito il Novecento e bruciate le aspettative del passaggio al nuovo millennio, sentiamo il bisogno di cercare un'altra maniera di essere occidentali, consapevole che qualcosa è andato storto, che l'occidente stesso ha smarrito la sua identità" e poi continua con una ricerca che è tanto interessante e piacevole da seguire, quanto non sento completamente percorrere gli stessi sentieri che percorrerei io. Faccio un esempio, se non mi è sfuggito solo nelle ultime pagine cita "l'età dei lumi" o una frase simile. Per me invece l'Occidente trova il suo punto di svolta proprio nell'Illuminismo, dove abbiamo lo scatto che rende questa parte di mondo, foriera lo sappiamo di disgrazie di chi ha pagato il conto del suo sviluppo, così particolare e indispensabile nonostante tutto.

Nelle ultima pagine Giuseppe Lupo scrive una specie di glossario di 10 parole, pagine molto belle e chiare. Tra tutte quella che preferisco forse è (ma è un primus inter pares) CONTAMINAZIONE. Ed è il motivo per il quale sento che questo libro, pur con una comprensione limitata per limiti miei, mi parla. Perché alla fine solo con il meticciato, la contaminazione, lo smussamento e il dubbio di non possedere la verità c'è progresso (che non sia semplice tecnologia che ingrassi gli oligarchi che la possiedono)

domenica 22 marzo 2026

FEDOR DOSTOEVSKIJ - DELITTO E CASTIGO

 FEDOR DOSTOEVSKIJ - DELITTO E CASTIGO

Ho letto DELITTO E CASTIGO, libro del mese scelto dal gruppo di lettura della associazione Amici del gabbiano di Trezzo del quale faccio parte. 

La scelta del gruppo di lettura è stata impegnativa e coraggiosa. La mole stesso del libro, oltre alla complessità dell'opera, incute un certo "rispetto".

Devo dire che probabilmente se non fosse stato per l'input del gruppo difficilmente avrei letto questo libro. E come spesso capita, devo ringraziare la scelta perché mi ha in qualche modo obbligato ad affrontare "Delitto e castigo" e leggerlo.

Non è stata una lettura semplice. Il romanzo appare forse più immenso di quanto sia, i personaggi sono tanti e mi sembra ciascuno caratterizzato con tale profondità da risultare un po' soverchianti la forza del lettore. La stessa descrizione degli stati d'animo degli attori in tempo quasi reale rende fluviale la narrazione. 

Mi sono quindi lasciato trasportare da questo fiume, concendendomi il lusso di faticare a contestualizzare ogni scena e ricordare ogni personaggio che ritorna in scena, magari, dopo qualche centinaio di pagine. Man mano che si procede mi sembra che ci sia una spece di sgrassatura e rimangano sulla scena i personaggi principali, e, volente o nolente, anche il lettura di dura cervice come posso essere, riesce a entrare nella vicenda e anche a cogliere certi passaggi salienti.

Ho la sensazione che quest'opera abbia la necessità di un aiuto alla lettura (come la visita a un museo nel corso della quale una buona guida consente di "vedere" oltre l'immagine del quadro che si ammira) per cogliere tutti gli aspetti e la ricchezza che in qualche modo fa cogliere ma cela nel profondo.

Anche uno scambio di opinioni come avverrà nell'incontro del gruppo di lettura al quale sono invitati tutti i lettori di Dostoevskij (non essendo un gruppo chiuso) penso possa essere utile.