martedì 17 giugno 2025

GUARDARE IL MARE


https://youtu.be/VZq9Kd2kvVU


Ho guardato il mare a lungo, senza leggere o fare altro. Ho solo guardato a pochi metri dal frangersi delle onde, fino a quando la marea non si è alzata e mi ha raggiunto (e mi è venuta voglia di andare al Nord a guardare le maree, quelle serie). Non ricordo da quanti anni non mi prendevo questa libertà. Ma poiché non sono buddhista la mente non era libera e vagava. Pensavo alla semplicità del gesto che stavo facendo: seduto davanti al mare, a guardarlo. Ho pensato a un bambino della Cisgiordania al quale l'oppressore abile nel farsi passare sempre per vittima impedisce di vedere il mare lontano pochi chilometri e narrato nei ricordi dei nonni che magari lo vivevano abitando nelle loro case vicine ad esso; oppure a chi condannato da una malattia senza scampo, dipendente dagli altri solo per grattarsi il naso, vede impedita la libera scelta del proprio destino da persone che si appellano per negare il diritto alla disponibilità della propria vita a un Dio che non può essere così crudele; oppure a genitori che devono accudire figli con problemi continuamente, senza posa, spaventati da cosa accadrà quando non ci saranno più; o ancora a chi il mare non lo guarda per il piacere di rilassarsi come ho fatto io ma con la paura di affrontarlo in una avventura/scommessa che appare sempre più perdente.

domenica 9 febbraio 2025

COME MUOIONO LE DEMOCRAZIE


La via elettorale per smantellare una democrazia è pericolosamente ingannevole. Con un colpo di Stato classico, come nel Cile di Pinochet, la morte della democrazia è immediata ed evidente per tutti: il palazzo presidenziale brucia, il presidente viene ucciso, imprigionato o spedito in esilio, la Costituzione viene sospesa o stracciata. Con la via elettorale, non succede niente del genere: non ci sono carri armati per le strade, la Costituzione e le altre istituzioni nominalmente democratiche rimangono al loro posto, la gente continua a votare; gli autocrati eletti conservano una facciata di demo-crazia ma la svuotano di sostanza.

Molti sforzi dei governi per sovvertire la democrazia sono «legali», nel senso che sono approvati dal Parlamento o accettati dai tribunali. A volte sono perfino presentati come sforzi per migliorare la democrazia, rendendo il potere giudiziario più efficiente, combattendo la corruzione o mettendo ordine nel processo elettorale. I giornali continuano a uscire, ma vengono comprati o intimiditi per costringerli ad autocensurarsi. I cittadini possono continuare a criticare il governo, ma spesso esponendosi al rischio di noie fiscali o problemi legali di altro genere. Tutto questo semina la confusione tra la gente, che non si rende conto immediatamente di quello che sta succedendo. Molti continuano a credere di vivere in una democrazia: nel 2011, quando un sondaggio del Latinobarómetro chiese ai venezuelani di assegnare un punteggio al loro paese tra 1 (Per nulla democratico) e 10 (Completamente democratico), il 51 per cento diede un pun-teggio di 8 o addirittura di più.

Non essendoci un singolo momento - colpo di Stato, proclamazione della legge marziale, sospensione della Costituzione in cui il regime «varca» chiaramente il confine che separa la democrazia dalla dittatura, viene meno l'elemento che fa scattare i campanelli d'allarme nella società. Quelli che denunciano gli abusi del governo vengono liquidati come esagerati, allarmisti. L'erosione della democrazia, per molti, è qualcosa di impercettibile.
Il tragico paradosso della via elettorale all'autoritarismo è che gli assassini della democrazia usano le sue stesse istituzioni -in modo graduale, sottile e perfino legale-per ucciderla

La polarizzazione estrema può uccidere una democrazia

Per proteggere la nostra democrazia non bastano la paura e lo sdegno. Dobbiamo essere umili e audaci al tempo stesso

PIERO BOITANI: IL GRANDE RACCONTO DEI CLASSICI

 PIERO BOITANI: IL GRANDE RACCONTO DEI CLASSICI


Cioran: <Mentre veniva preparata la cicuta, Socrate stava imparando un'aria sul flauto. " A che ti servirà?" gli fu chiesto. " A sapere quest'aria prima di morire">

La sola ragione che si può addurre è che LEGGERE i "classici" è meglio che NON LEGGERE i "classici" (Calvino)


sabato 8 febbraio 2025

COME MUOIONO LE DEMOCRAZIE di Steven Levitsky e Daniel Ziblatt

 Scrive Francesco Costa in da Costa a Costa del 8 febbraio: "Ma il gioco della politica comporta che poi devi convincere le persone: non basta dire «è così!» e insultare chi non è d’accordo. Altrimenti non solo perdi, ma danneggi la causa."  Mi sembra un postulato vero e non completo allo stesso tempo. Ho la sensazione, potrei come sempre sbagliarmi, che l'esito dell'assolutizzazione del discorso: "è così e se non sei d'accordo sei un cretino" se da una parte è, magari alla lunga, dannoso -quindi concordo con Costa- (intendo generalizzando molto la parte che chiamerei liberale/progressista), dall'altra in realtà non solo non è dannoso alla causa, ma anzi sta viaggiando con successo con il vento in poppa (intendo sempre generalizzando la parte che chiamerei illiberale/populista)

Sergio Fabbrini nella introduzione al libro COME MUOIONO LE DEMOCRAZIE di Steven Levitsky e Daniel Ziblatt: "La decisione politica, per il populismo, non richiede competenze tecniche, ma solamente il buon senso popolare" (affermazione che abbiamo sentito spesso in questi giorni) e conclude "le democrazie possono morire per tante ragioni, tra di esse, l'indifferenza morale, la pigrizia intellettuale e l'opportunismo politico hanno sempre avuto un posto speciale

Quando è necessario trovare una pietra angolare su cui basare la decodificazione degli avvenimenti attorno e fondare il tentativo di essere alfabeti nella società trovo utile riprendere le parole del Presidente della Repubblica, in particolare questo discorso https://www.quirinale.it/elementi/123509  

"Il pluralismo delle idee, l’articolazione di diverse opinioni rappresentano l’anima di una democrazia.

Questo è il principio cardine delle democrazie delle società occidentali

Ma sempre più spesso vi appare la strada di una radicalizzazione che pretende di semplificare escludendo l’ascolto e riducendo la complessità alle categorie di amico/nemico."

"Una democrazia senza popolo sarebbe una democrazia di fantasmi.

Una democrazia debole.

È necessario operare per recuperare fiducia, adoperandosi prima di tutto, per ricostruire il rapporto tra persone e istituzioni.

Perché le istituzioni vivono della partecipazione e dell’impegno personale.

La democrazia non si esaurisce nelle sue procedure: è impegno, passione, senso della comunità, richiede che si contribuisca alle scelte, a ogni livello."

Vuol dire anche riconoscere che vi sono interessi nazionali che richiedono la massima convergenza. Ad esempio il rispetto dei trattati e delle alleanze internazionali, la difesa e la sicurezza dei nostri concittadini e delle infrastrutture strategiche, la salvaguardia dell’ambiente e la messa in sicurezza dei nostri territori. Non possiamo dividerci su questi obiettivi, che sono inevitabilmente di lungo periodo e vanno dunque perseguiti con un impegno che va oltre le maggioranze e le opposizioni di turno.

Può essere interessante ascoltare, per l’intelligenza della domanda e per “fiutare l’aria” di un certo ambito nel contenuto degli interventi, questa puntata di “tutto scorre” su Radiopopolare

Ci sono molte domande suggerite da questa miscellanea di citazioni. 




venerdì 7 febbraio 2025

TIM HARPER _ ASIA RIBELLE

 TIM HARPER _  ASIA RIBELLE ASSALTO AGLI IMPERI E RIVOLUZIONE GLOBALE

Un libro enorme, 662 pagine. Un libro enorme per l'infinità di nomi, avvenimenti e date. Per ora ho letto le prime 256 pagine, e devo sospendere la lettura per un periodo (spero breve). Ma anche a metà della lettura mi sento di scrivere che questo libro, che mi è stato consigliato da Matteo Miavaldi quando è venuto a Trezzo in libreria Il gabbiano per l'appuntamento dedicato all'India in Alfabeti nella società, è un libro importante.

Mi ha aperto un mondo. Mi ha fatto scoprire una infinita ignoranza su un aspetto della storia del XX secolo che gravava sulla mia conoscenza. Intendiamoci, il racconto è così pieno di fatti, nomi, luoghi, incroci, che per ora ho solo la confusa consapevolezza di un brulicante mondo di "ribelli", senza aver un chiaro disegno degli avvenimenti.  

Ma perlomeno la decolonizzazione asiatica, la lotta per la autonomia, l'indipendenza e la libertà (dal colonialista, forse non in senso di applicazione della democrazia come forma di governo) dei popoli asiatici non precipita dall'alto e non si lega solo a poche, pur grandissime, figure storiche.

Sarà interessante, a fine libro, riflettere su quanto la storia degli ultimi secoli possa influenzare l'approccio verso la geopolitica e i rapporti internazionali da parte degli Stati asiatici, parcolarmente, visto dove si rivolge prioritariamente l'attenzione dell'autore, la parte più orientale, dall'India al Far East.


lunedì 6 gennaio 2025

APEIROGON di Colum McCann

 APEIROGON  di Colum McCann

E' un po' difficile scrivere di questo libro. La vicenda dei due padri, uno israeliano e l'altro palestinese, accumunati dalla perdita di una figlia, uccisa in un attentato suicida l'israeliana e da un soldato dell'IDF la palestinese,  e delle loro famiglie, e il contesto reale nella quale si dipana, coinvolge in modo forte dal punto di vista emotivo. E' un libro da leggere, credo straordinario, e quindi consigliato, anzi direi tranquillamente che è uno di quei libri che "devono" essere letti per poter cercare di essere, come diciamo in associazione Amici del gabbiano, "alfabeti nella società". Questa è la premessa necessaria per rendere anche superflue le parole che potrei scrivere dopo. E' un libro che merita ben altri recensori. 

Il messaggio che lascia la lettura di questo libro, l'opera di Bassam Aramin e Rami Elhanan e del Parent's Circle https://www.theparentscircle.org/en/homepage-en/ , è un messaggio di speranza? Nel 2025  non posso che scriverlo con il punto di domanda. Mala tempora currunt sed peiora parantur, eppure non crederci sarebbe fare un torto a chi, non dalla poltrona di casa propria, la coltiva, ci crede e si attiva per tenerla viva.  

Mi viene in mente un brano di una lettera di Pertini, in galera perché antifascista, alla madre: "talvolta nella vita è necessario saper lottare non solo senza paura ma anche senza speranza"

E' quindi necessario saper cogliere, procedendo in modo ostinato e contrario, il messaggio di questi uomini straordinari, e quindi grazie anche a Colum McCann di aver raccolto la loro vicenda in un libro bellissimo, scritto con uno stile originale, coraggioso ma estremamente efficace.

Aiuta questo stile, e anche l'assenza di pathos, anche quando sarebbe giustificato, resa con una forma quasi cronachistica, ad assumere in dosi contenute la drammaticità continua delle vicende e la continua sottile ma devastante linea rossa di dolore che si percepisce e si introietta pensando a queste vicende moltiplicate per cento, per mille, per diecimila. Migliaia di lutti, di soprusi, di dolore, di separazioni, di paura, di oppressione, di violenza, di sopraffazione, di ingiustizia continua, senza sosta, giorno dopo giorno.

Merito di McCann di scegliere come parte nella quale stare solo la dignità della persona e il diritto alla giustizia anche per il più debole.

Avrebbe potuto essere efficace il messaggio se il libro non fosse stato un gran bel libro, scritto con sapienza e padronanza? Probabilmente no, colpisce e supera le barriere anche perché è un'opera ben fatta. La forma diventa sostanza e la lezione è che le cose importanti devono essere comunicate bene, con proprietà di linguaggio e di stile. 

Fa venire in mente una candela che ostinatamente, pur esposta a correnti di vento gelido, rimane incredibilmente accesa. Personalmente penso che a breve una ventata più forte la spegnerà, non per responsabilità di persone come Bassam e Rami, quanto per responsabilità forse nostra che ci stanchiamo del dolore e preferiamo le soluzioni semplici, e soprattutto di chi ora, in parte grazie al nostro voto liberamente espresso, in parte strumentalizzando soprattutto le religioni e la difficoltà a trovare speranza, conduce i giochi considerando le persone come mezzi e non fini, spesso superflue e sacrificabili.

Ogni altra parola che non sia: leggetelo, diventa superflua.

venerdì 9 agosto 2024

UN'ISOLA DI STRANIERI di Andrea Levy

 UN'ISOLA DI STRANIERI  di Andrea Levy

Il mio amico Matteo Koffi Fraschini è convinto che ci sia sempre e comunque un punto di contatto tra due persone diversissime. Gli suggerisco la lettura di questo bel libro di Andrea Levy. Un'isola di stranieri è un libro divertente e tragico, leggero e profondo, fa ridere e fa arrabbiare. Insomma un libro da leggere. Ancora una volta occorre ringraziare il gruppo di lettura della associazione Amici del gabbiano che ha proposto questo libro per la discussione di settembre (il 5 settembre in libreria Il gabbiano a Trezzo per chi fosse interessato). Torniamo al suggerimento: la lettura di questo libro sembra dire che siamo in un mondo di stranieri. Di persone che non riescono, o fanno una enorme fatica a comunicare, e quando comunicano fanno fatica a capirsi. Nel romanzo questa difficoltà è resa con toni anche comici, come quando Hortense usa un inglese forbito che nella Londra popolare non viene capito, come se fosse una lingua differente. In qualche modo l'autrice vuole assicurarci che con fatica possiamo pure comprenderci e trovare un punto di accordo, che sia l'amore, il sesso, la continuazione della specie, ma forse questa è la parte più debole dal mio punto di vista, meno coerente. 

Potrebbe sembrare quasi un romanzo picaresco, con il rischio di contestualizzarlo in un periodo storico, invece mi sembra contenga dei principi atemporali e universali. Nessuno si salva dal pregiudizio o dal razzismo, c'è sempre qualcuno più povero o più nero da disprezzare (se non fosse tragico sarebbe comico vedere come la rabbia si scateni sempre verso chi sta "sotto" per diverse condizioni). Come in altre occasioni ho trovato molto interessante mettere gli occhiali di altri per vedere la realtà e capire meglio che non è la mia prospettiva quella giusta, è una delle tante. E' un libro che ci parla della nostra contemporaneità, delle nostre idiosincrasie, dei nostri pregiudizi. 

Si fa un po' di fatica all'inizio per entrare nel plot del racconto, poi si entra nel fluire degli avvenimenti e si apprezzano i cambi di prospettiva e anche i salti temporali. Diversamente da altri libri si riesce a tenere abbastanza bene il bandolo della vicenda.

#consigliato #daleggere