POPOLI DEPORTATI _ di Aleksandr Nekric
"Ci scacciarono dal villaggio di Adziatman, distretto di Freidorf, il 18 maggio 1944. L'evacuazione si svolse in maniera particolarmente crudele. Alle tre del mattino, mentre i bambini dormivano, irruppero in casa i soldati che ci ordinarono di prepararci e di uscire in strada entro cinque minuti, senza prendere nulla. Ci trattarono così male che, pensammo, ci avrebbero fucilato. Scacciati dal villaggio restammo senza mangiare per giorni interi. I bambini affamati non la smettevano di piangere. Mio marito era al fronte. Io ero rimasta sola con i nostri tre bambini. Alla fine ci caricarono sugli autocarri e ci condussero a Eupatoria. Lì ci trasbordarono su carri merci dove stavamo ammassati come bestie. Il viaggio fino alla stazione di Zerabulak, nella provincia di Samarkanda, durò ventiquattro giorni" Questo non è il racconto di un rastrellamento compiuto da SS in un villaggio ebraico dell'Europa Orientale. E' uno stralcio del libro ed è il racconto di una donna tatara deportata dalla Crimea in Asia Centrale in una delle operazioni di deportazione organizzata nell'URSS Comunista sotto la dittatura di Stalin.
Non è un momento storico molto conosciuto e sto facendo fatica a trovare libri su questo argomento. Eppure è un evento altamente drammatico nella storia europea, che ha coinvolto forse milioni di persone con modalità (ma non con fini) non dissimili dalle deportazioni naziste. Le deportazioni naziste erano finalizzate alla eliminazione dei deportati, nelle deportazioni staliniane, pur con migliaia di morti per le condizioni nelle quali avvennero, il fine non era l'eliminazione fisica. Ma questo non cambia molto la criminale crudeltà del fatto.
Questo libro è un trattato storico molto preciso delle cause (quelle vere e quelle create propagandisticamente), della effettuazione e delle conseguenze delle deportazioni (soprattutto quelle nell'area caucasica) delle popolazioni. Non è un libro semplice e io ammetto di aver un po' tralasciato di comprendere sigle, ruoli, nomi e nomenklatura. Mi interessava avere uno sguardo d'insieme e questo compito Nekric mi sembra assolverlo. E' un libro che mi sento di consigliare. Mi piacerebbe trovare altri libri sull'argomento.
Diario di viaggio nella vita di cittadino di uno stolto ramingo apolide _ se anche vi vedo tutti in piedi ad applaudire, io continuo a pensare che sia sbagliato _Europeo e Italiano di Minoranza
domenica 15 marzo 2020
sabato 14 marzo 2020
IL DOMINIO DEL TERRORE _ Claudio Vercelli
IL DOMINIO DEL TERRORE deportazioni, migrazioni forzate e stermini del novecento_ Claudio Vercelli
Non è un libro facile, non è un libro semplice. E' un libro serio, una analisi storica senza sconti, quasi apatica di fronte agli stermini e alle sofferenze imposte a milioni e milioni di persone. Ma una persona non scrive un libro del genere per uno sfizio personale o per una ricerca accademica. La scelta dell'argomento è la sostanza della partecipazione umana. Ma rifuggendo da semplificazioni emotive, lo studio delle dinamiche, degli scopi, dei metodi e contestualizzando delle cause (e complicità), consente al lettore di conoscere e comprendere. Non credo che il '900 sia un secolo particolarmente efferato nella storia dell'umanità, ma è il secolo nel quale la vita di molti di noi è trascorsa nella sua maggior parte (quantitativa e qualitativa) ed è il secolo nel quale è iniziato il più impressionante succedersi di rivolgimenti e cambiamenti nella storia umana (una accelerazione che vediamo continuare con aumenti di velocità esponenziali). Ne siamo quindi maggiormente coinvolti. Leggere in questi giorni delle indicibili sofferenze che una parte dell'umanità ha inflitto a un'altra parte più debole è un buon esercizio di contestualizzazione e misura della prove della vita. Dai campi di concentramento inglesi nei quali venivano rinchiuse le famiglie boere fino alle vicende della ex Jugoslavia, Vercelli passa in rassegna le diverse esperienze descritte nel titolo del libro (solo l'Africa rimane un po' esclusa - Rwanda a parte - non saprei dire se perché l'Africa è il solito buco nero o perché stermini e deportazioni africane (subite dagli africani) risalgono più al secolo prima - ma del Sudafrica dei Bantustan si è dimenticato?)). Se il tono del libro potrebbe sembrare fin troppo asettico, sono le ultime pagine a rivelare lo sguardo di denuncia sociale e politica dello sguardo
Ne traggo due citazioni, per finire, che si possono trovare nelle ultime pagine e che concorrono, con le dense altre dense considerazioni, a inquadrare il valore di questo libro.
Primo stralcio: " Laddove le peggiori nequizie si consumano ininterrottamente con contro intere collettività, infatti, non è assolutamente vero che sia tollerato, invece, l'atto di gratuita violenza nella sua singolarità... il ricorso alla violenza ingiustificata contro il singolo può generare, negli osservatori, un moto di identificazione con la vittima (pensiamo alla nostra commozione di fronte alla foto di Aylan_mia nota), l'avere a che fare con il "trattamento" burocratico di comunità definite ostili, crea divisioni, alterità e, infine, indifferenza (pensiamo alla lezione di Liliana Segre_mia nota)."
Secondo stralcio: " Poiché le guerre civili, le violenze di Stato, i massacri in massa, gli stessi genocidi si inscrivono storicamente all'interno del più generale capitolo legato al perdurare di condotte collettive dove la sopraffazione ai danni di molti è la chiave dell'immorale ricchezza o dell'ingiustificato benessere di pochi. Da questa asimmetria, dal suo ripetersi, dalla scandalosa indifferenza con la quale l'umanità procede verso mete che legano il progresso e le fortune di certuni alle disgrazie degli altri, non possono che derivare preoccupanti considerazioni su come ciò che è stato potrebbe ancora ripetersi, oggi come nei tempi a venire".
Non è un libro facile, non è un libro semplice. E' un libro serio, una analisi storica senza sconti, quasi apatica di fronte agli stermini e alle sofferenze imposte a milioni e milioni di persone. Ma una persona non scrive un libro del genere per uno sfizio personale o per una ricerca accademica. La scelta dell'argomento è la sostanza della partecipazione umana. Ma rifuggendo da semplificazioni emotive, lo studio delle dinamiche, degli scopi, dei metodi e contestualizzando delle cause (e complicità), consente al lettore di conoscere e comprendere. Non credo che il '900 sia un secolo particolarmente efferato nella storia dell'umanità, ma è il secolo nel quale la vita di molti di noi è trascorsa nella sua maggior parte (quantitativa e qualitativa) ed è il secolo nel quale è iniziato il più impressionante succedersi di rivolgimenti e cambiamenti nella storia umana (una accelerazione che vediamo continuare con aumenti di velocità esponenziali). Ne siamo quindi maggiormente coinvolti. Leggere in questi giorni delle indicibili sofferenze che una parte dell'umanità ha inflitto a un'altra parte più debole è un buon esercizio di contestualizzazione e misura della prove della vita. Dai campi di concentramento inglesi nei quali venivano rinchiuse le famiglie boere fino alle vicende della ex Jugoslavia, Vercelli passa in rassegna le diverse esperienze descritte nel titolo del libro (solo l'Africa rimane un po' esclusa - Rwanda a parte - non saprei dire se perché l'Africa è il solito buco nero o perché stermini e deportazioni africane (subite dagli africani) risalgono più al secolo prima - ma del Sudafrica dei Bantustan si è dimenticato?)). Se il tono del libro potrebbe sembrare fin troppo asettico, sono le ultime pagine a rivelare lo sguardo di denuncia sociale e politica dello sguardo
Ne traggo due citazioni, per finire, che si possono trovare nelle ultime pagine e che concorrono, con le dense altre dense considerazioni, a inquadrare il valore di questo libro.
Primo stralcio: " Laddove le peggiori nequizie si consumano ininterrottamente con contro intere collettività, infatti, non è assolutamente vero che sia tollerato, invece, l'atto di gratuita violenza nella sua singolarità... il ricorso alla violenza ingiustificata contro il singolo può generare, negli osservatori, un moto di identificazione con la vittima (pensiamo alla nostra commozione di fronte alla foto di Aylan_mia nota), l'avere a che fare con il "trattamento" burocratico di comunità definite ostili, crea divisioni, alterità e, infine, indifferenza (pensiamo alla lezione di Liliana Segre_mia nota)."
Secondo stralcio: " Poiché le guerre civili, le violenze di Stato, i massacri in massa, gli stessi genocidi si inscrivono storicamente all'interno del più generale capitolo legato al perdurare di condotte collettive dove la sopraffazione ai danni di molti è la chiave dell'immorale ricchezza o dell'ingiustificato benessere di pochi. Da questa asimmetria, dal suo ripetersi, dalla scandalosa indifferenza con la quale l'umanità procede verso mete che legano il progresso e le fortune di certuni alle disgrazie degli altri, non possono che derivare preoccupanti considerazioni su come ciò che è stato potrebbe ancora ripetersi, oggi come nei tempi a venire".
giovedì 12 marzo 2020
YUVAL NOAH HARARI _ 21 LEZIONI PER IL XXI SECOLO
YUVAL NOAH HARARI _ 21 LEZIONI PER IL XXI SECOLO
Perché apprezzo tanto leggere i libri di Y.N Harari (questo "21 lezioni", prima "Sapiens" mentre ho respinto "Homo deus")?
Una spiegazione potrebbe essere che quando un uomo che non sa nulla incontra un uomo che sa molto (o lo da bene ad intendere), l'uomo che non sa nulla è un uomo ... sedotto.
E Harari mi da questa impressione, di sapere, di capire, di decrittare molto. E lo racconta stupendamente.
La sua narrazioni non mi stupisce in realtà per novità (bene o male, poco o tanto, ciò di cui tratta lo conosco), piuttosto mi affascina per la lucidità con la quale compone il puzzle del nostre esserci e del nostro muoverci nella società e nella storia.
Se in Sapiens avevo apprezzato la motivazione del nostro emergere tra le specie, ovvero -sintetizzo brutalmente - la capacità di riunirci in società credendo in qualche che non esiste ma ci motiva, in 21 Lezioni il ragionamento che apprezzo tenda a creare in noi la consapevolezza che possa essere l'essere umano stesso ad essere hackerato e siano gli algoritmi a decidere per noi in una parvenza di libertà nella quale siamo liberi di avere ciò che desideriamo ma non siamo liberi di desiderare ciò che vogliamo.
Probabilmente pensare che questo ragionamento sia un allarmismo eccessivo potrebbe essere paradossalmente la conferma della veridicità dello stesso.
Harari conduce la sua analisi scrivendo a mio avviso molto bene (ottima la traduzione) con tono colloquiale, caratterizzato da una base di ironia, a volte dissacrante, che lo spinge ad utilizzare esempi e paragoni "terra terra", di vita comune e cultura pop, apparentemente banali e invece a mio avviso ben scelti, non per snobismo bensì perchè concretamente innestati nella nostra vita di tutti i giorni. L'ironia di Harari, che gli attribuisce quel tocco di disincanto un po' anglosassone un po' con riminiscenze di umorismo ebraico - non sarà ebreo per nulla Harari, no?- non devono distrarre dalla profondità del libro a mio avviso ma solo rappresentare una opportunità per una lettura che non sarà mai noiosa.
Perché apprezzo tanto leggere i libri di Y.N Harari (questo "21 lezioni", prima "Sapiens" mentre ho respinto "Homo deus")?
Una spiegazione potrebbe essere che quando un uomo che non sa nulla incontra un uomo che sa molto (o lo da bene ad intendere), l'uomo che non sa nulla è un uomo ... sedotto.
E Harari mi da questa impressione, di sapere, di capire, di decrittare molto. E lo racconta stupendamente.
La sua narrazioni non mi stupisce in realtà per novità (bene o male, poco o tanto, ciò di cui tratta lo conosco), piuttosto mi affascina per la lucidità con la quale compone il puzzle del nostre esserci e del nostro muoverci nella società e nella storia.
Se in Sapiens avevo apprezzato la motivazione del nostro emergere tra le specie, ovvero -sintetizzo brutalmente - la capacità di riunirci in società credendo in qualche che non esiste ma ci motiva, in 21 Lezioni il ragionamento che apprezzo tenda a creare in noi la consapevolezza che possa essere l'essere umano stesso ad essere hackerato e siano gli algoritmi a decidere per noi in una parvenza di libertà nella quale siamo liberi di avere ciò che desideriamo ma non siamo liberi di desiderare ciò che vogliamo.
Probabilmente pensare che questo ragionamento sia un allarmismo eccessivo potrebbe essere paradossalmente la conferma della veridicità dello stesso.
Harari conduce la sua analisi scrivendo a mio avviso molto bene (ottima la traduzione) con tono colloquiale, caratterizzato da una base di ironia, a volte dissacrante, che lo spinge ad utilizzare esempi e paragoni "terra terra", di vita comune e cultura pop, apparentemente banali e invece a mio avviso ben scelti, non per snobismo bensì perchè concretamente innestati nella nostra vita di tutti i giorni. L'ironia di Harari, che gli attribuisce quel tocco di disincanto un po' anglosassone un po' con riminiscenze di umorismo ebraico - non sarà ebreo per nulla Harari, no?- non devono distrarre dalla profondità del libro a mio avviso ma solo rappresentare una opportunità per una lettura che non sarà mai noiosa.
mercoledì 11 marzo 2020
ARNALDUR IDRIDASON _ QUEL CHE SA LA NOTTE
ARNALDUR IDRIDASON _ QUEL CHE SA LA NOTTE
Non saprei se c'è della fine ironia in tutto ciò, ma l'ultimo bellissimo thriller di Idridason che ho appena letto, "quel che sa la notte", tratta di un Cold Case, un cadavere riapparso dopo anni passati nascosto congelato in un ghiacciaio (che si sta ritirando per colpa del cambiamento climatico) in una Islanda che va verso l'Inverno.
Il racconto delle indagini, compiute dal poliziotto, Konrad (tutti i personaggi usano il nome di battesimo), che trenta anni prima non era riuscito a risolvere il caso, benché ormai sia in pensione, si sviluppa in una successione di colloqui con le persone a suo tempo coinvolte, presentandoci una Islanda fredda dentro (nella società e nella vita delle persone).
Sembra quasi non succedere nulla, le indagini ricompongono il puzzle aggiungendo una tessera dopo l'altra in modo quasi impercettibile. Ogni protagonista del romanzo ha il suo lato oscuro, il suo freddo nel cuore. Un romanzo che, paradossalmente, nella sua lentezza di svolgimento coinvolge tanto da non consentire di depositare il libro fino a che non si legge l'ultima riga. Almeno questo è accaduto a me, preso ieri pomeriggio su MLOL (con le biblioteche chiuse) non sono andato a letto finché non sono giunto alla conclusione.
Non saprei se c'è della fine ironia in tutto ciò, ma l'ultimo bellissimo thriller di Idridason che ho appena letto, "quel che sa la notte", tratta di un Cold Case, un cadavere riapparso dopo anni passati nascosto congelato in un ghiacciaio (che si sta ritirando per colpa del cambiamento climatico) in una Islanda che va verso l'Inverno.
Il racconto delle indagini, compiute dal poliziotto, Konrad (tutti i personaggi usano il nome di battesimo), che trenta anni prima non era riuscito a risolvere il caso, benché ormai sia in pensione, si sviluppa in una successione di colloqui con le persone a suo tempo coinvolte, presentandoci una Islanda fredda dentro (nella società e nella vita delle persone).
Sembra quasi non succedere nulla, le indagini ricompongono il puzzle aggiungendo una tessera dopo l'altra in modo quasi impercettibile. Ogni protagonista del romanzo ha il suo lato oscuro, il suo freddo nel cuore. Un romanzo che, paradossalmente, nella sua lentezza di svolgimento coinvolge tanto da non consentire di depositare il libro fino a che non si legge l'ultima riga. Almeno questo è accaduto a me, preso ieri pomeriggio su MLOL (con le biblioteche chiuse) non sono andato a letto finché non sono giunto alla conclusione.
giovedì 21 novembre 2019
CAMBIAMENTO CLIMATICO di Marcello di Paola
CAMBIAMENTO CLIMATICO di Marcello di Paola
dalle pagine di Introduzione:
"Il cambiamento del clima è un problema senza precedenti, dalle implicazioni sociali potenzialmente catastrofiche. Esso coinvolge i sistemi ecologici fondamentali del nostro pianeta e pone minacce multiple, probabilistiche, indirette, spesso invisibili e senza limiti spaziali o temporali che abbiamo difficoltà non solo a prevedere nel dettaglio ma in alcuni casi anche solo a immaginare. Inoltre, esso può essere descritto come il più vasto problema di azione collettiva che l'umanità abbia mai dovuto affrontare, dalle caratteristiche sia intra- che inter-generazionali: nel perseguire obiettivi legittimi e isolatamente innocui ( che possono essere riassunti dalla frase "fare un po' di soldi e godersi la vita" - il che a oggi significa emettere gas serra) ogni attore - si tratti di individui, aziende, nazioni o generazioni - contribuisce a configurare un risultato cumulativo che nessuno desidera o intende configurare, le cui implicazioni negative saranno sofferte in tutto il mondo per centinaia se non migliaia di anni a venire."
dalle pagine di Introduzione:
"Il cambiamento del clima è un problema senza precedenti, dalle implicazioni sociali potenzialmente catastrofiche. Esso coinvolge i sistemi ecologici fondamentali del nostro pianeta e pone minacce multiple, probabilistiche, indirette, spesso invisibili e senza limiti spaziali o temporali che abbiamo difficoltà non solo a prevedere nel dettaglio ma in alcuni casi anche solo a immaginare. Inoltre, esso può essere descritto come il più vasto problema di azione collettiva che l'umanità abbia mai dovuto affrontare, dalle caratteristiche sia intra- che inter-generazionali: nel perseguire obiettivi legittimi e isolatamente innocui ( che possono essere riassunti dalla frase "fare un po' di soldi e godersi la vita" - il che a oggi significa emettere gas serra) ogni attore - si tratti di individui, aziende, nazioni o generazioni - contribuisce a configurare un risultato cumulativo che nessuno desidera o intende configurare, le cui implicazioni negative saranno sofferte in tutto il mondo per centinaia se non migliaia di anni a venire."
mercoledì 13 febbraio 2019
VERITA' E SOFFERENZA
VERITA' E SOFFERENZA
Yuval Noah Harari _ 21 lezioni per il XXI secolo
"Quindi se volete conoscere la verità sull'universo, sul senso della vita e sulla vostra identità, il posto migliore per cominciare è osservare la sofferenza e capire la sua realtà.
La risposta non è una storia"
Yuval Noah Harari _ 21 lezioni per il XXI secolo
"Quindi se volete conoscere la verità sull'universo, sul senso della vita e sulla vostra identità, il posto migliore per cominciare è osservare la sofferenza e capire la sua realtà.
La risposta non è una storia"
martedì 29 gennaio 2019
HARARI: La lucidità è potere
HARARI: La lucidità è potere
YUVAL NOAH HARARI. 21 LEZIONI PER IL XXI SECOLO
Introduzione: In un mondo alluvionato da informazioni irrilevanti, la lucidità è potere. In teoria chiunque può partecipare al dibattito sul futuro dell'umanità, ma è molto difficile mantenere una visione chiara. Spesso non ci accorgiamo neppure che un dibattito è in corso, o quali siano le questioni importanti. Miliardi di noi possono a stento permettersi il lusso di approfondire queste domande, poiché siamo pressati da ben altre urgenze: lavorare, prenderci cura dei figli o assistere i genitori anziani. Purtroppo la storia non fa sconti. Se il futuro dell'umanità viene deciso in vostra assenza, poiché siete troppo occupati a dar da mangiare e vestire i vostri figli voi e loro ne subirete comunque le conseguenze. Certo è parecchio ingiusto; ma chi ha mai detto che la storia è giusta?
- con un inizio del genere, le premesse sono ottime.
#lettura in corso #sra #curioso #Harari
YUVAL NOAH HARARI. 21 LEZIONI PER IL XXI SECOLO
Introduzione: In un mondo alluvionato da informazioni irrilevanti, la lucidità è potere. In teoria chiunque può partecipare al dibattito sul futuro dell'umanità, ma è molto difficile mantenere una visione chiara. Spesso non ci accorgiamo neppure che un dibattito è in corso, o quali siano le questioni importanti. Miliardi di noi possono a stento permettersi il lusso di approfondire queste domande, poiché siamo pressati da ben altre urgenze: lavorare, prenderci cura dei figli o assistere i genitori anziani. Purtroppo la storia non fa sconti. Se il futuro dell'umanità viene deciso in vostra assenza, poiché siete troppo occupati a dar da mangiare e vestire i vostri figli voi e loro ne subirete comunque le conseguenze. Certo è parecchio ingiusto; ma chi ha mai detto che la storia è giusta?
- con un inizio del genere, le premesse sono ottime.
#lettura in corso #sra #curioso #Harari
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