IL GIUDICE E IL SUO BOIA _ Friedrich Duerrenmatt
Ho scelto un libro di questo scrittore svizzero su suggerimento di Miriam,una giovane e nuova amica che ho conosciuto negli incontri (on line) che si svolgono il lunedì sera a cura della Associazione Amici del Gabbiano nel corso dei quali si parla di libri e letture ( chi fosse interessato può scrivere a amicidelgabbianotrezzo@gmail.com per chiedere istruzioni su come partecipare)
Probabilmente non è il primo libro che leggo di Duerrenmatt (ricordo pure un film piuttosto angosciante di S. Penn con Nicholson tratta dal libro LA PROMESSA dello stesso autore _ per questo motivo ho scelto un altro titolo). Casualmente IL GIUDICE E IL SUO BOIA sembra essere cronologicamente il primo romanzo
Curiosamente ho scoperto anche uno sceneggiato RAI su RAIPLAY con Paolo Stoppa tratto da questo romanzo (mi sembra- ho visto solo i primi minuti- riadattato negli anni 60 mentre il romanzo è ambientato nel 1948).
E' un romanzo, parere molto superficiale il mio, scarno che invoglia a una lettura veloce quasi con lo scopo di tendere una trappola al lettore che alla fine riconosce gli indizi che gli venivano dati ma che, salvo uno piuttosto indicativo e palesemente esposto, solo alla fine vengono riassunti e svelati.
Mi è sembrato un romanzo cupo e nichilistico, rappresentato dal protagonista Barlach verso il quale si prova simpatia ( si fa il tifo) ma che rovescia completamente il senso di una giustizia ordinata e coerente con il contratto sociale. Un romanzo nel quale i personaggi principali violano le norme civili che regolano uno stato di diritto, anche se in alcuni casi apparentemente costretti dalla impossibilità di ottenere il risultato della giustizia se non forzando la mano allo stesso concetto di giustizia.
La spiegazione è un po' confusa, ma se non si conosce il libro a mio avviso è opportuno che non si sappia di più per non togliersi il gusto della lettura (evitare la pagina wikipedia prima di aver letto il libro)
Diario di viaggio nella vita di cittadino di uno stolto ramingo apolide _ se anche vi vedo tutti in piedi ad applaudire, io continuo a pensare che sia sbagliato _Europeo e Italiano di Minoranza
lunedì 13 aprile 2020
venerdì 10 aprile 2020
IL COLIBRI' _ SANDRO VERONESI
IL COLIBRI' _ SANDRO VERONESI
Ho letto questo libro, IL COLIBRI', di
Sandro Veronesi e l'unica cosa che mi sentirei di dire è: lo si
legga, ne vale la pena, si rimane soddisfatti alla fine.
Intanto perché mi sembra ben fatto,
ben scritto, ben costruito. Perbacco, ben scritto mi sembra anche un
po' riduttivo. Come scrive bene!
Diventa difficile dire altro, perché?
Perché mi sembrerebbe di fare quello che nel linguaggio giovanile è
definito come “spoilerare”, ovvero dire chi è “il colpevole”.
Mi sembra che il libro sia architettato
come un imbuto, Le vicende nel corso di circa 40 anni sono versate in
questo imbuto e come in un composto scivolano lentamente verso il
collo dove tutte (ovviamente inconsapevolmente, forse meno
necessariamente – e questo aspetto di “provvidenza” mi convince
meno) giungono ad avere quasi l'esito al quale hanno contribuito.
In effetti è un po' come un puzzle. Il
tassello finale, che dà il senso a tutto perché sensa di esso il
puzzle non appare avere significato, non è l'ultimo capitolo, ma
siamo vicini. A mio avviso è il capitolo L'UOMO NUOVO. Mi sembra un
“manifesto” del pensiero di Veronesi, o perlomeno il senso
profondo di questo libro (si concede anche una appassionata invettiva
civile). E non mi sembra bello anticiparlo. Io ci sono arrivato con
una seconda lettura (del solo capitolo, perché avevo colto questa
notte che era il punto cruciale, ma l'ansia di finire il libro me lo
aveva fatto leggere velocemente, e quindi questa mattina appena
sveglio l'ho riletto). E vale la pena “arrivarci”, non essere
anticipati.
Mi sembra libro che meriti una
discussione collettiva (come stiamo facendo nel gruppo di lettura
della associazione Amici del Gabbiano), perché io non amo i romanzi,
faccio fatica a cogliere i messaggi, e quindi ho colto l'ombra di un
pensiero, e chissà quanto altro mi sfugge. Però, però lo si legga.
E' meglio averlo letto e poco compreso che non averlo letto.
Che cavolo di recensione è questa
sopra, con l'escamotage di non rivelare “il colpevole”; di non
fare “spoiler” si cerca di nascondere il “non aver capito
nulla”? Può essere, e il mio invito a leggerlo è per poter avere,
magari, spiegazioni e commenti illuminati di ritorno.
sabato 4 aprile 2020
UTOPIA _ TOMMASO MORO
UTOPIA _ TOMMASO MORO
Uno dei libri conosciuti per fama ma mai letto. Messo in un angolo della memoria. Questo tempo di attesa ha consentito di recuperarlo. L'ho riscoperto perché per diletto sto leggendo un manuale di Filosofia delle scuole superiori dei miei figli. Grazie a MLOL l'ho potuto scaricare e l'ho letto con gusto. Sì perché è un libro, un pamphlet, agile, breve e gustoso. Ora, non si pretenda una analisi che non è nelle mie corde. Io l'ho letto da profano. Non ho potuto esimermi da notare, con sommo divertimento, l'afflato comunista (decisamente contrario alla proprietà privata), assolutamente rigoroso e convinto, dell'utopia Moriana. Per descrizione di usi e di costumi ho immaginato un mix tra Sparta, Cina maoista e Nord Corea. Con uno spruzzo di Stato Etico un po' alla 1984. Ci sono, nei dialoghi preparatori tra Moro e Raffaele Itlodeo (il marinaio portoghese che ha visitato Utopia), veraci analisi della situazione sociale e politica, degli usi e costumi, della stratificazione sociale dello stato e proposte (utopicamente) condivisibili di riforma dell'economia, della società, dell'organizzazione dello Stato. Nella seconda parte inizia una lunga, dettagliata e raramente noiosa descrizione della società, degli usi e costumi, della politica, della religione e dell'economia di Utopia con frequenti chiari riferimenti, per contrapposizione, sarcastici, ironici e pungenti alla realtà dei Luoghi Veri dove viveva Moro.
Questo è un esempio sulle leggi (non troviamo una strana curiosa assonanza con un testo scritto all'inizio del '500?)
"Hanno poche leggi perché uno Stato così istituito ne richiede pochissime, anzi, una cosa che rimproverano alle altre nazioni è proprio d'avere innumerevoli volumi pieni di leggi che si dimostrano comunque insufficienti. Infatti giudicano ingiusto che le leggi siano così numerose da non poter essere lette da tutti, o così oscure da non venir comprese da ciascuno."
Tra le numerose annotazioni, utopie o critiche, due ne voglio ancora citare, una perché risponde a una mia sensibilità:
"Infatti considerano la caccia come il compito più umile e vile fra quelli affidati al macellaio. Le sue attività, come l'uccidere animali per necessità, sono considerate molto più oneste e utili; invece il cacciatore si compiace di massacrare bestie inermi e innocenti". Io sono carnivoro e quindi credo che gli allevamenti per la nutrizione umana siano necessari, ma assolutamente contrario alla caccia come sport o passatempo. Quindi non può che farmi piacere questa presa di posizione.
La seconda una sollecitazione a una discussione oggi attuale: Moro si esprime chiaramente a favore della Eutanasia.
La sensazione che ho avuto alla fine della lettura è che l'Utopia di fondo, quella vera, quella "che non esiste" è la Libertà. Utopia (intesa come società, come Repubblica) non è una Repubblica libera. L'eguaglianza e il benessere diffuso si ottiene, secondo Moro, sacrificando la libertà. Ma non c'è libertà (vera, sostanziale, realizzata) nella società gerarchica, sperequata, religiosamente conformista, ingiusta nella quale Moro (e noi oggi, anche se magari dal lato soleggiato della via) viveva.
Uno dei libri conosciuti per fama ma mai letto. Messo in un angolo della memoria. Questo tempo di attesa ha consentito di recuperarlo. L'ho riscoperto perché per diletto sto leggendo un manuale di Filosofia delle scuole superiori dei miei figli. Grazie a MLOL l'ho potuto scaricare e l'ho letto con gusto. Sì perché è un libro, un pamphlet, agile, breve e gustoso. Ora, non si pretenda una analisi che non è nelle mie corde. Io l'ho letto da profano. Non ho potuto esimermi da notare, con sommo divertimento, l'afflato comunista (decisamente contrario alla proprietà privata), assolutamente rigoroso e convinto, dell'utopia Moriana. Per descrizione di usi e di costumi ho immaginato un mix tra Sparta, Cina maoista e Nord Corea. Con uno spruzzo di Stato Etico un po' alla 1984. Ci sono, nei dialoghi preparatori tra Moro e Raffaele Itlodeo (il marinaio portoghese che ha visitato Utopia), veraci analisi della situazione sociale e politica, degli usi e costumi, della stratificazione sociale dello stato e proposte (utopicamente) condivisibili di riforma dell'economia, della società, dell'organizzazione dello Stato. Nella seconda parte inizia una lunga, dettagliata e raramente noiosa descrizione della società, degli usi e costumi, della politica, della religione e dell'economia di Utopia con frequenti chiari riferimenti, per contrapposizione, sarcastici, ironici e pungenti alla realtà dei Luoghi Veri dove viveva Moro.
Questo è un esempio sulle leggi (non troviamo una strana curiosa assonanza con un testo scritto all'inizio del '500?)
"Hanno poche leggi perché uno Stato così istituito ne richiede pochissime, anzi, una cosa che rimproverano alle altre nazioni è proprio d'avere innumerevoli volumi pieni di leggi che si dimostrano comunque insufficienti. Infatti giudicano ingiusto che le leggi siano così numerose da non poter essere lette da tutti, o così oscure da non venir comprese da ciascuno."
Tra le numerose annotazioni, utopie o critiche, due ne voglio ancora citare, una perché risponde a una mia sensibilità:
"Infatti considerano la caccia come il compito più umile e vile fra quelli affidati al macellaio. Le sue attività, come l'uccidere animali per necessità, sono considerate molto più oneste e utili; invece il cacciatore si compiace di massacrare bestie inermi e innocenti". Io sono carnivoro e quindi credo che gli allevamenti per la nutrizione umana siano necessari, ma assolutamente contrario alla caccia come sport o passatempo. Quindi non può che farmi piacere questa presa di posizione.
La seconda una sollecitazione a una discussione oggi attuale: Moro si esprime chiaramente a favore della Eutanasia.
La sensazione che ho avuto alla fine della lettura è che l'Utopia di fondo, quella vera, quella "che non esiste" è la Libertà. Utopia (intesa come società, come Repubblica) non è una Repubblica libera. L'eguaglianza e il benessere diffuso si ottiene, secondo Moro, sacrificando la libertà. Ma non c'è libertà (vera, sostanziale, realizzata) nella società gerarchica, sperequata, religiosamente conformista, ingiusta nella quale Moro (e noi oggi, anche se magari dal lato soleggiato della via) viveva.
sabato 21 marzo 2020
LO STATO DELL'UNIONE _ Nick Hornby
LO STATO DELL'UNIONE _ Nick Hornby
Oggi pomeriggio ho letto questo libro di Hornby. Mah. Devo dire che mi ha abbastanza deluso. Credo di aver letto di gran lunga molto meglio di Hornby.
Ma io difficilmente capisco i romanzi. Questo non l'ho proprio capito.
Oggi pomeriggio ho letto questo libro di Hornby. Mah. Devo dire che mi ha abbastanza deluso. Credo di aver letto di gran lunga molto meglio di Hornby.
Ma io difficilmente capisco i romanzi. Questo non l'ho proprio capito.
venerdì 20 marzo 2020
LA QUARTA RIVOLUZIONE _ Luciano Floridi
LA QUARTA RIVOLUZIONE _ Luciano Floridi
Inizio la lettura di questo libro in attesa di poter ritirare "Pensare l'infosfera"
La prefazione: " Questo libro riguarda l'effetto che le ICT digitali (le tecnologie dell'informazione e della comunicazione) stanno producendo sul nostro senso del sé, la maniera in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri e nella quale diamo forma al nostro mondo e interagiamo con esso (...) Il filosofo si chiede: che cosa sta dietro tutto questo? (...) In realtà, tali tecnologie sono divenute forze ambientali, antropologiche, sociali e interpretative. Esse creano e forgiano la nostra realtà fisica e intellettuale, modificano la nostra autocomprensione, cambiano il modo in cui ci relazioniamo con gli altri e con noi stessi, aggiornano la nostra interpretazione del mondo, e fanno tutto ciò in maniera pervasiva, profonda e incessante (...) abbiamo bisogno della filosofia per tracciare il corretto quadro concettuale entro il quale poter semantizzare (vale a dire dotare di significato e capire) la nostra complessa situazione attuale.
Inizio la lettura di questo libro in attesa di poter ritirare "Pensare l'infosfera"La prefazione: " Questo libro riguarda l'effetto che le ICT digitali (le tecnologie dell'informazione e della comunicazione) stanno producendo sul nostro senso del sé, la maniera in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri e nella quale diamo forma al nostro mondo e interagiamo con esso (...) Il filosofo si chiede: che cosa sta dietro tutto questo? (...) In realtà, tali tecnologie sono divenute forze ambientali, antropologiche, sociali e interpretative. Esse creano e forgiano la nostra realtà fisica e intellettuale, modificano la nostra autocomprensione, cambiano il modo in cui ci relazioniamo con gli altri e con noi stessi, aggiornano la nostra interpretazione del mondo, e fanno tutto ciò in maniera pervasiva, profonda e incessante (...) abbiamo bisogno della filosofia per tracciare il corretto quadro concettuale entro il quale poter semantizzare (vale a dire dotare di significato e capire) la nostra complessa situazione attuale.
giovedì 19 marzo 2020
CAMBIAMENTO CLIMATICO _ di Marcello Di Paola
CAMBIAMENTO CLIMATICO _ di Marcello Di Paola
Cosa dire di questo libro: lo si compri (ovviamente in Libreria IL GABBIANO di Trezzo) e lo tenga sempre a portata di mano, leggendolo e rileggendolo, capitolo per capitolo. Potrei fermarmi qui in questo goffo tentativo di recensione (meglio: di cercare di dire qualcosa a proposito). Di Paola è un filosofo. Insegna filosofia politica e teorie della sostenibilità presso la LUISS. E questo è un libro di filosofia. Applicata, se posso usare il termine. Una piccola soddisfazione per me, che mi perdo di fronte a istogrammi, curve, bastoni da hockey (che mi distraggono e mi fanno pensare a Tretiak e a Toronto). Non che abbia capito meglio il libro, ma sentivo muovere dentro di me un particolare afflato emotivo.
Si renda merito agli scienziati che ci illustrano dove siamo e come ci siamo arrivati e pure quali sono le conseguenze di una o l'altra scelta. Ma sono i filosofi a mettere le scelte sotto esame, nei prodromi e nelle conseguenze Il libro è di poche pagine, ma non consente di tirare il fiato perché non una parola è sprecata. Leggendo continuavo a pensare: questo paragrafo lo cito, questo anche. Ma poiché credo sia anche illegale trascrivere il libro, rimando alle righe iniziali. Salvo che all'inizio quando scrive dei negazionisti in termini (negativi) inappellabili, e nelle bellissime pagine finali quando ci esorta a non delimitare l'universo della nostra vita etica a ciò che dobbiamo agli altri ma di includere il dare un senso alla nostra esistenza, salvo che in questi due momenti dicevo, il resto del libro è un esercizio di maieutica nel quale Di Paola, con grande lucidità, esamina tutte i diversi approcci e le diverse motivazioni sulle scelte o non scelte fatte nell'affrontare la questione dei cambiamenti climatici. La pacatezza e la lucida logica del ragionamento di Di Paola producono come un svelamento dello sguardo che riconosce le questioni sul tavolo, piuttosto che la scoperta di novità. Immaginavo, leggendo i diversi capitoli, una lezione peripatetica nella quale discorrere degli aspetti di Scienza, di Politica, di Giustizia, di Economia e di Etica. Ci sono dei concetti, è vero, che pur non ignoti probabilmente senza la spinta di Di Paola non sarebbero emersi, come quello di coloro che chiama "spaziotemporalmente distanti" ovvero non solo delle persone contemporanee ma lontane fisicamente, bensì anche dei coloro che potrebbero essere nostri discendenti ma sono così lontane nel tempo da perdere ogni legame affettivo e divenire statistiche e non persone reali. O la perdita del sentirsi "agenzia morale" ( l'esercizio o la manifestazione della capacità di agire da parte di chi possiede tale capacità) in un Antropocene nel quale l'umanità non è mai stata tanto potente ma che ha anche l'impressione che in controllo ci siano cose e non persone.
Cosa dire di questo libro: lo si compri (ovviamente in Libreria IL GABBIANO di Trezzo) e lo tenga sempre a portata di mano, leggendolo e rileggendolo, capitolo per capitolo. Potrei fermarmi qui in questo goffo tentativo di recensione (meglio: di cercare di dire qualcosa a proposito). Di Paola è un filosofo. Insegna filosofia politica e teorie della sostenibilità presso la LUISS. E questo è un libro di filosofia. Applicata, se posso usare il termine. Una piccola soddisfazione per me, che mi perdo di fronte a istogrammi, curve, bastoni da hockey (che mi distraggono e mi fanno pensare a Tretiak e a Toronto). Non che abbia capito meglio il libro, ma sentivo muovere dentro di me un particolare afflato emotivo.
Si renda merito agli scienziati che ci illustrano dove siamo e come ci siamo arrivati e pure quali sono le conseguenze di una o l'altra scelta. Ma sono i filosofi a mettere le scelte sotto esame, nei prodromi e nelle conseguenze Il libro è di poche pagine, ma non consente di tirare il fiato perché non una parola è sprecata. Leggendo continuavo a pensare: questo paragrafo lo cito, questo anche. Ma poiché credo sia anche illegale trascrivere il libro, rimando alle righe iniziali. Salvo che all'inizio quando scrive dei negazionisti in termini (negativi) inappellabili, e nelle bellissime pagine finali quando ci esorta a non delimitare l'universo della nostra vita etica a ciò che dobbiamo agli altri ma di includere il dare un senso alla nostra esistenza, salvo che in questi due momenti dicevo, il resto del libro è un esercizio di maieutica nel quale Di Paola, con grande lucidità, esamina tutte i diversi approcci e le diverse motivazioni sulle scelte o non scelte fatte nell'affrontare la questione dei cambiamenti climatici. La pacatezza e la lucida logica del ragionamento di Di Paola producono come un svelamento dello sguardo che riconosce le questioni sul tavolo, piuttosto che la scoperta di novità. Immaginavo, leggendo i diversi capitoli, una lezione peripatetica nella quale discorrere degli aspetti di Scienza, di Politica, di Giustizia, di Economia e di Etica. Ci sono dei concetti, è vero, che pur non ignoti probabilmente senza la spinta di Di Paola non sarebbero emersi, come quello di coloro che chiama "spaziotemporalmente distanti" ovvero non solo delle persone contemporanee ma lontane fisicamente, bensì anche dei coloro che potrebbero essere nostri discendenti ma sono così lontane nel tempo da perdere ogni legame affettivo e divenire statistiche e non persone reali. O la perdita del sentirsi "agenzia morale" ( l'esercizio o la manifestazione della capacità di agire da parte di chi possiede tale capacità) in un Antropocene nel quale l'umanità non è mai stata tanto potente ma che ha anche l'impressione che in controllo ci siano cose e non persone.
mercoledì 18 marzo 2020
THE PASSENGER _ BRASILE _iperborea
THE PASSENGER _ BRASILE _iperborea
Ancora una bellissima monografia nella serie "THE PASSENGER per esploratori del mondo" questa volta dedicata al Brasile.
Un Brasile duro, problematico, violento quello che ci viene descritto scevro da qualsiasi stereotipo da cartolina.
Dall'ascesa vincente di Bolsonaro, alle vicende di Rete Globo, dalla dislocazione truffaldina e forzosa di popoli della foresta causa la costruzione di dighe ai mille inganni con cui si sfrutta impunemente l'Amazzonia (questione di portata mondiale stante l'importanza della foresta per il clima), i saggi e gli articoli della monografia ci accompagnano in una nazione grande non solo per le dimensioni.
Non è una carrellata disperata di sole negatività, viene per esempio raccontata la vicenda di una start-up che ha introdotto un servizio postale di successo in una favela di Rio. Chi al wanderlust unisce la speranza di riuscire a grattare un po' di ghiaccio non può non trovare piacere nel leggere questa monografia (come del resto per ora è avvenuto con tutta la serie fin qui pubblicata di The Passenger)
Ancora una bellissima monografia nella serie "THE PASSENGER per esploratori del mondo" questa volta dedicata al Brasile.
Un Brasile duro, problematico, violento quello che ci viene descritto scevro da qualsiasi stereotipo da cartolina.
Dall'ascesa vincente di Bolsonaro, alle vicende di Rete Globo, dalla dislocazione truffaldina e forzosa di popoli della foresta causa la costruzione di dighe ai mille inganni con cui si sfrutta impunemente l'Amazzonia (questione di portata mondiale stante l'importanza della foresta per il clima), i saggi e gli articoli della monografia ci accompagnano in una nazione grande non solo per le dimensioni.
Non è una carrellata disperata di sole negatività, viene per esempio raccontata la vicenda di una start-up che ha introdotto un servizio postale di successo in una favela di Rio. Chi al wanderlust unisce la speranza di riuscire a grattare un po' di ghiaccio non può non trovare piacere nel leggere questa monografia (come del resto per ora è avvenuto con tutta la serie fin qui pubblicata di The Passenger)
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