Diario di viaggio nella vita di cittadino di uno stolto ramingo apolide _ se anche vi vedo tutti in piedi ad applaudire, io continuo a pensare che sia sbagliato _Europeo e Italiano di Minoranza
domenica 13 novembre 2016
LA MIGLIOR SCIENZA, LA MIGLIOR POLITICA, LA MIGLIOR DEMOCRAZIA (ELENA CATTANEO)
LA MIGLIOR SCIENZA, LA MIGLIOR POLITICA, LA MIGLIOR DEMOCRAZIA (ELENA CATTANEO)
Elena Cattaneo: Politica e scienza mirano entrambe al benessere della società ed entrambe sono basate sulla libertà e sul continuo confronto. La miglior Scienza, la miglior Politica e contestualmente la miglior Democrazia si basano su una serie di concetti estremamente importanti che la cultura occidentale ha faticato secoli per raggiungere. Si chiamano, per me, tolleranza e responsabilità ma anche scetticismo, rifiuto dell'autoritarismo nel rispetto dei fatti, libertà delle idee e di accesso ai risultati per tutti.
ELENA CATTANEO: SENATO DELLE CONOSCENZE, UN'OCCASIONE PERSA DA QUESTA RIFORMA
ELENA CATTANEO: SENATO DELLE CONOSCENZE, UN'OCCASIONE PERSA DA QUESTA RIFORMA
Sintetizzo brutalmente ma spero correttamente il senso del capito "Riforme costituzionali:impossibile non appassionarsi" tratto dal libro OGNI GIORNO scritto dalla Senatrice a Vita Elena Cattaneo.
Ho iniziato questo libro praticamente dal fondo (questo capitolo è il penultimo) perchè prossimi al giorno del voto mi interessava sentire il parere di questa illustre cittadina.
Ho avuto il piacere di ritrovare due concetti che ho sostenuto dall'inizio della discussione sulla riforma:
il sostegno alla proposta del Senato delle Conoscenze
la preferenza per un voto per gruppi di tematiche sulle quali si dipana la proposta di riforma della Costituzione piuttosto che un SI/NO secco che impedisce al cittadino di esprimersi con compiuta libertà
Alcuni stralci del testo della Senatrice:
"Nell'approfondire la riforma del Senato è nata e si è precisata l'idea si un "senato delle Conoscenze", capace cioè di includere in qualche modo (anche) delle personalità con "competenze specialistiche" in molti settori e discipline, in numero da definire, al di là e aggiunte a quelle prettamente politiche, utili a costruire e rafforzare il nostro rapporto con il mondo moderno.
(...)
Sono decenni che parole come scienza, ricerca, tecnologia e innovazione sono usate nelle discussioni politiche puramente a fini retorici, ma sono escluse dal vocabolario e dal circuito legislativo italiano.
(...)
Negli ultimi vent'anni si è anche, purtroppo, spesso fatto scempio delle competenze scientifiche e tecniche proprio in Parlamento e, di conseguenza, strame del rapporto di fiducia col cittadino
(...)
Eppure scienza e politica dovrebbero essere naturalmente alleate, con piena convergenza di intenti. La scienza dovrebbe cercare i fatti, la politica dovrebbe sentire l'urgenza di acquisirli per poi discutere dei valori associati a quei fatti e quindi legiferare, con i cittadini "consapevoli e informati adeguatamente" a fare da sentinella e a controllare la validità di quelle scelte
(...)
Questo, per me, è il significato corretto e la valenza del concetto democratico di "lasciare l'ultima parola alla politica". Un'ultima parola che, nel decidere, non prescinda dalla verifica dei fatti che gli studi evidenziano. "un'ultima parola che non si ingegni di inventarsi o a manipolare i fatti per sostenere delle mere preferenze o opinioni non basate su prove, "raccontando" favole ai cittadini
(...)
Una Camera Alta che includa alcune altissime competenze anche in ambito scientifico (nel senso più vasto del termine) troverebbe nell'autorevolezza anche di questi membri la capacità di incidere efficacemente per la determinazione delle politiche pubbliche, pur se è immaginata priva del rapporto fiduciario con l'esecutivo
(...)
Il mio voto (...) è stato dettato da un senso di smarrimento e dal rammarico per l'occasione perduta - a mio parere - di dotare il Paese di un assetto istituzionale in grado di meglio fronteggiare le sfide del presente e del futuro e soprattutto di farlo seguendo altri metodi."
Sintetizzo brutalmente ma spero correttamente il senso del capito "Riforme costituzionali:impossibile non appassionarsi" tratto dal libro OGNI GIORNO scritto dalla Senatrice a Vita Elena Cattaneo.
Ho iniziato questo libro praticamente dal fondo (questo capitolo è il penultimo) perchè prossimi al giorno del voto mi interessava sentire il parere di questa illustre cittadina.
Ho avuto il piacere di ritrovare due concetti che ho sostenuto dall'inizio della discussione sulla riforma:
il sostegno alla proposta del Senato delle Conoscenze
la preferenza per un voto per gruppi di tematiche sulle quali si dipana la proposta di riforma della Costituzione piuttosto che un SI/NO secco che impedisce al cittadino di esprimersi con compiuta libertà
Alcuni stralci del testo della Senatrice:
"Nell'approfondire la riforma del Senato è nata e si è precisata l'idea si un "senato delle Conoscenze", capace cioè di includere in qualche modo (anche) delle personalità con "competenze specialistiche" in molti settori e discipline, in numero da definire, al di là e aggiunte a quelle prettamente politiche, utili a costruire e rafforzare il nostro rapporto con il mondo moderno.
(...)
Sono decenni che parole come scienza, ricerca, tecnologia e innovazione sono usate nelle discussioni politiche puramente a fini retorici, ma sono escluse dal vocabolario e dal circuito legislativo italiano.
(...)
Negli ultimi vent'anni si è anche, purtroppo, spesso fatto scempio delle competenze scientifiche e tecniche proprio in Parlamento e, di conseguenza, strame del rapporto di fiducia col cittadino
(...)
Eppure scienza e politica dovrebbero essere naturalmente alleate, con piena convergenza di intenti. La scienza dovrebbe cercare i fatti, la politica dovrebbe sentire l'urgenza di acquisirli per poi discutere dei valori associati a quei fatti e quindi legiferare, con i cittadini "consapevoli e informati adeguatamente" a fare da sentinella e a controllare la validità di quelle scelte
(...)
Questo, per me, è il significato corretto e la valenza del concetto democratico di "lasciare l'ultima parola alla politica". Un'ultima parola che, nel decidere, non prescinda dalla verifica dei fatti che gli studi evidenziano. "un'ultima parola che non si ingegni di inventarsi o a manipolare i fatti per sostenere delle mere preferenze o opinioni non basate su prove, "raccontando" favole ai cittadini
(...)
Una Camera Alta che includa alcune altissime competenze anche in ambito scientifico (nel senso più vasto del termine) troverebbe nell'autorevolezza anche di questi membri la capacità di incidere efficacemente per la determinazione delle politiche pubbliche, pur se è immaginata priva del rapporto fiduciario con l'esecutivo
(...)
Il mio voto (...) è stato dettato da un senso di smarrimento e dal rammarico per l'occasione perduta - a mio parere - di dotare il Paese di un assetto istituzionale in grado di meglio fronteggiare le sfide del presente e del futuro e soprattutto di farlo seguendo altri metodi."
giovedì 10 novembre 2016
REFERENDUM COSTITUZIONALE. RESPINTO IL "RICORSO ONIDA". PECCATO. ONIDA AVEVA RAGIONE
REFERENDUM COSTITUZIONALE. RESPINTO IL "RICORSO ONIDA". PECCATO. ONIDA AVEVA RAGIONE
Oggi il ricorso presentato dal prof Onida è stato respinto. Non si parla più dello spacchettamento del referendum. L'obiezione che la vastità ed eterogeneità delle tematiche sottoposte ad un unico quesito, favorevole o contrario, fosse pregiudizievole della libertà di scelta dei cittadini non è stata accolta.
Mi spiace.
Sicuramente i giudici hanno deciso secondo scienza e coscienza e sono più preparati di quanto lo sia io, però come cittadino faccio fatica a capire.
Dovendo scegliere su una tematica così composita con un SI/NO che mi obbliga ad accettare quanto ritengo errato o a respingere quanto ritengo giusto ( a secondo della scelta che, per ora, non è ancora compiuta) mi fa sentire, in realtà, come cittadino, leso nei miei diritti.
una sintesi riassuntiva tratta dal sito www.ansa.it
IL RICORSO DI ONIDA - La motivazione centrale dell'azione riguardava il fatto che in un unico quesito vengono sottoposti all'elettore una pluralità di oggetti eterogenei. Nei ricorsi si chiedeva il rinvio della questione alla Corte Costituzionale. La legge sottoposta a referendum - secondo il ricorso - "ha oggetto e contenuti assai eterogenei, tra di loro non connessi o comunque collegati solo in via generica o indiretta, e che riflettono scelte altrettanto distinte, neppure tra loro sempre coerenti". Ma "la sottoposizione al corpo elettorale dell'intero variegato complesso di modifiche mediante un unico quesito", "viola in modo grave ed evidente la libertà del voto del singolo elettore", "arrecando radicale pregiudizio allo stesso principio democratico proprio in occasione dell'esercizio diretto della sovranità popolare al suo livello più alto: cioè nella ridefinizione delle regole del patto costituzionale"
Oggi il ricorso presentato dal prof Onida è stato respinto. Non si parla più dello spacchettamento del referendum. L'obiezione che la vastità ed eterogeneità delle tematiche sottoposte ad un unico quesito, favorevole o contrario, fosse pregiudizievole della libertà di scelta dei cittadini non è stata accolta.
Mi spiace.
Sicuramente i giudici hanno deciso secondo scienza e coscienza e sono più preparati di quanto lo sia io, però come cittadino faccio fatica a capire.
Dovendo scegliere su una tematica così composita con un SI/NO che mi obbliga ad accettare quanto ritengo errato o a respingere quanto ritengo giusto ( a secondo della scelta che, per ora, non è ancora compiuta) mi fa sentire, in realtà, come cittadino, leso nei miei diritti.
IL RICORSO DI ONIDA - La motivazione centrale dell'azione riguardava il fatto che in un unico quesito vengono sottoposti all'elettore una pluralità di oggetti eterogenei. Nei ricorsi si chiedeva il rinvio della questione alla Corte Costituzionale. La legge sottoposta a referendum - secondo il ricorso - "ha oggetto e contenuti assai eterogenei, tra di loro non connessi o comunque collegati solo in via generica o indiretta, e che riflettono scelte altrettanto distinte, neppure tra loro sempre coerenti". Ma "la sottoposizione al corpo elettorale dell'intero variegato complesso di modifiche mediante un unico quesito", "viola in modo grave ed evidente la libertà del voto del singolo elettore", "arrecando radicale pregiudizio allo stesso principio democratico proprio in occasione dell'esercizio diretto della sovranità popolare al suo livello più alto: cioè nella ridefinizione delle regole del patto costituzionale"
martedì 25 ottobre 2016
S.R.A. - RIFORMA COSTITUZIONALE. POTREI SBAGLIARMI, MA A MIO AVVISO VALERIO ONIDA HA RAGIONE
LO S.R.A. CERCA DI CAPIRE LA RIFORMA COSTITUZIONALE_ CONSIDERAZIONI SUL RICORSO PRESENTATO DA VALERIO ONIDA
Ho cercato di trovare il testo del ricorso presentato da Valerio Onida contro il testo del quesito che troveremo sulla scheda referendaria (e contro, a quanto ho capito, alle fondamenta stesse delle modalità di richiesta di espressione della volontà popolare).
In realtà ho trovato solo commenti, non sono riuscito a trovare il testo del ricorso.
Su un blog ho trovato della documentazione più precisa.
Leggo che il ricorso si eleva contro l'eterogeneità dei quesiti, cioè la legge che forma oggetto del referendum avrebbe "contenuti assai eterogenei, tra di loro non connessi o sempre coerenti", " la sottoposizione al corpo elettorale dell'intero variegato complesso di modifiche mediante un unico quesito", "viola in modo grave ed evidente la libertà del voto del singolo elettore", "arrecando radicale pregiudizio allo stesso principio democratico proprio in occasione dell'esercizio diretto della sovranità popolare al suo livello più alto: cioè nella ridefinizione delle regole del patto costituzionale". Inoltre Valerio Onida contesta che non si indichino gli articoli della Costituzione sottoposti a modifica, facendo diventare il referendum non più la approvazione o respingimento di una revisione della Costituzione, bensì la decisione su un'altra legge costituzionale.
Ora, a mio avviso Onida riprende una delle prime discussioni (poi cassata) sulla possibilità di votare per le singole variazioni proposte dalla legge Boschi. Proposta che a suo tempo avevo trovato valida e motivata e che vedo con piacere ripresa con ben altra autorevolezza.
Ci sono alcune domande che sono automatiche pensando al possibile esito di questo ricorso.
Nel caso le pronunce dei tribunali costituzionali fossero favorevoli ad Onida, cosa accadrebbe? Mi interessa perchè io non sono per annullare il referendum ed annullare la riforma della Costituzione, semplicemente mi piacerebbe si potesse far proseguire quanto di buono e di utile c'è e cancellare quanto di sbagliato o di non utile vi leggo.
Posto che si decida di spacchettare il referendum in diverse domande, non quindi chiedendo una approvazione a tutto o nulla, ma alle singole parti, questo è un processo realizzabile?
Le modifiche della Costituzione possono essere realizzate se non approvate in blocco?
Ci sono possibilità di riunione in modo necessario e coerente alcuni articoli facendo anche in modo che il voto per gruppo consenta la libera manifestazione del diritto di voto del cittadino?
Come può il cittadino, votando si o no ai singoli articoli o gruppi di articoli variati, prefigurare una visione razionale e coerente della "sua " riforma costituzionale? (esclusi ovviamente i contrari a tutto e i favorevoli a tutto).
Quante dovrebbero essere le schede per poter dividere i quesiti in modo omogeneo conservando però la possibilità per il cittadino di essere influente con il suo voto sulle principali questioni della proposta di Riforma (faccio un esempio personale: io sono favorevole alla fine del bicameralismo perfetto e alla fiducia concessa dalla sola Camera dei Deputati, ma sono contrario al pastrocchio in cui è stato ridotto il Senato; si dovrebbe, per me, votare su due schede differenti l'approvazione o il respingimento delle modifiche della sezione uno e della sezione due del Titolo 1 Il Parlamento).
Insomma, se come auspico, il ricorso viene accolto, per non buttare il bambino con l'acqua sporca, servirebbe un conseguente lavoro tecnico di alto livello, teso a dare voce ai cittadini pià che a intortarli con gli effetti speciali o la falsa opzione pro o contro Renzi.
Ho cercato di trovare il testo del ricorso presentato da Valerio Onida contro il testo del quesito che troveremo sulla scheda referendaria (e contro, a quanto ho capito, alle fondamenta stesse delle modalità di richiesta di espressione della volontà popolare).
In realtà ho trovato solo commenti, non sono riuscito a trovare il testo del ricorso.
Su un blog ho trovato della documentazione più precisa.
Leggo che il ricorso si eleva contro l'eterogeneità dei quesiti, cioè la legge che forma oggetto del referendum avrebbe "contenuti assai eterogenei, tra di loro non connessi o sempre coerenti", " la sottoposizione al corpo elettorale dell'intero variegato complesso di modifiche mediante un unico quesito", "viola in modo grave ed evidente la libertà del voto del singolo elettore", "arrecando radicale pregiudizio allo stesso principio democratico proprio in occasione dell'esercizio diretto della sovranità popolare al suo livello più alto: cioè nella ridefinizione delle regole del patto costituzionale". Inoltre Valerio Onida contesta che non si indichino gli articoli della Costituzione sottoposti a modifica, facendo diventare il referendum non più la approvazione o respingimento di una revisione della Costituzione, bensì la decisione su un'altra legge costituzionale.
Ora, a mio avviso Onida riprende una delle prime discussioni (poi cassata) sulla possibilità di votare per le singole variazioni proposte dalla legge Boschi. Proposta che a suo tempo avevo trovato valida e motivata e che vedo con piacere ripresa con ben altra autorevolezza.
Ci sono alcune domande che sono automatiche pensando al possibile esito di questo ricorso.
Nel caso le pronunce dei tribunali costituzionali fossero favorevoli ad Onida, cosa accadrebbe? Mi interessa perchè io non sono per annullare il referendum ed annullare la riforma della Costituzione, semplicemente mi piacerebbe si potesse far proseguire quanto di buono e di utile c'è e cancellare quanto di sbagliato o di non utile vi leggo.
Posto che si decida di spacchettare il referendum in diverse domande, non quindi chiedendo una approvazione a tutto o nulla, ma alle singole parti, questo è un processo realizzabile?
Le modifiche della Costituzione possono essere realizzate se non approvate in blocco?
Ci sono possibilità di riunione in modo necessario e coerente alcuni articoli facendo anche in modo che il voto per gruppo consenta la libera manifestazione del diritto di voto del cittadino?
Come può il cittadino, votando si o no ai singoli articoli o gruppi di articoli variati, prefigurare una visione razionale e coerente della "sua " riforma costituzionale? (esclusi ovviamente i contrari a tutto e i favorevoli a tutto).
Quante dovrebbero essere le schede per poter dividere i quesiti in modo omogeneo conservando però la possibilità per il cittadino di essere influente con il suo voto sulle principali questioni della proposta di Riforma (faccio un esempio personale: io sono favorevole alla fine del bicameralismo perfetto e alla fiducia concessa dalla sola Camera dei Deputati, ma sono contrario al pastrocchio in cui è stato ridotto il Senato; si dovrebbe, per me, votare su due schede differenti l'approvazione o il respingimento delle modifiche della sezione uno e della sezione due del Titolo 1 Il Parlamento).
Insomma, se come auspico, il ricorso viene accolto, per non buttare il bambino con l'acqua sporca, servirebbe un conseguente lavoro tecnico di alto livello, teso a dare voce ai cittadini pià che a intortarli con gli effetti speciali o la falsa opzione pro o contro Renzi.
domenica 11 settembre 2016
LO S.R.A. CERCA DI CAPIRE LA RIFORMA COSTITUZIONALE_16.1 TITOLO V LE REGIONI, LE CITTA' METROPOLITANE, I COMUNI ARTT. 114-133
LO
S.R.A. CERCA DI CAPIRE LA RIFORMA COSTITUZIONALE_16.1 TITOLO V LE
REGIONI, LE CITTA' METROPOLITANE, I COMUNI ARTT. 114-133
Questa
parte tratta della famosa riforma del TITOLO V della Costituzione.
Sono numerosi articoli con variegate modifiche o abrogazioni. Non mi
sembra si tratti solo di togliere la parola PROVINCE e di inserire il
nuovo termine di CITTA' METROPOLITANE (per inciso, sono andato a
vedere che significato ha METROPOLITANO sul vocabolario Treccani,
beh, non è che sia un termine lusinghiero per cittadini, come me, di
Trezzo che fa parte della CITTA' METROPOLITANA DI MILANO. Ecco cosa
dice la Treccani: “b) che appartiene a una metropoli, cioè alla
città principale di uno stato, o in genere, a una grande città (…)
in relazione al formarsi di estese conurbazioni, che in quanto tali
tendono ad attenuare l'importanza dei grandi centri urbani, l'agg. È
spesso usato nel linguaggio politico e sociologico (…) per
connotare territori di recente (recente Trezzo???)
urbanizzazione, per lo più indifferenziati e privi di un centro di
riferimento, talvolta caratterizzati da degrado edilizio e sociale”.
Sicuramente non è questa la visione del Parlamento, ma questo ho
trovato).
Occhieggiando
qua e la il dibattito (meglio per ora le reciproche invettive, che di
dibattito ne ho visto poco) sulla Riforma, non mi sembra che questa
parte sia al centro dell'attenzione, ci si concentra di più sulla
lunghezza dell'articolo 70.
Forse
in molti esiste la consapevolezza che la precedente modifica del
titolo V della Costituzione fu figlia della debolezza di pensiero e
di una visione miope timorosa verso che coloro che sembravano essere
gli astri nascenti della politica e che sono finiti o a giudizio, o a
vivacchiare grazie alle generosità dello stato.
Non
ricordo il dibattito politico di quei tempi, ricordo il clima
plumbeo.
La
cessione di potere, con la legislazione concorrente, alle Regioni non
fu altro, in estrema sintesi, che una moltiplicazione per venti dei
difetti esistenti, in cambio di benefici dei quali ora non me ne
viene in mente neanche uno. Non ci voleva un genio per capirlo, lo
avevo intuito io, e se lo avevo intuito io...
Mi
piacerebbe, avendo il tempo, di andare a ricercare un po' di
motivazioni espresse a quel tempo.
L'analisi
delle modifiche contenute in questo ambito mi sembra un po' complesso
e un po' da specialisti.
Cercherò
qualche supporto meglio attrezzato.
Per
ora mi limito a scrivere che personalmente, in generale, vedo con
favore questo intervento. Che sicuramente non sarà perfetto, anzi,
queste CITTA' METROPOLITANE mi convincono molto poco
Come
idea generale, io sono favorevole a uno Stato centralizzato fondato,
amministrativamente, su una forte burocrazia ferrea, efficiente,
formata in scuole nazionali di alto profilo ed estremamente selettive
e con e in grado di inculcare un forte sentimento di essere “civil
servant”. Un servizio per lo Stato nel quale è difficile entrare
ma è facile essere espulsi.
Una
burocrazia i cui esponenti sono in grado di lavorare in diversi
settori e la cui carriera è soggetta a continue e costanti rotazioni
con spostamenti di settore e di ambito geografico.
Al
limite, se ci fossero limiti seri che rendessero le cariche elettive
politiche soggette a forti e continui ricambi (nonostante le
polemiche di questi giorni su Roma io non credo alla “carriera di
politico” e sono favorevole al limite dei mandati e, per assurdo,
visto la situazione, al sorteggio delle cariche politiche – magari
negli ambiti più territoriali - )non sarei contrario per principio
allo “spoiling system”, valutando che la fiducia tra burocrate e
politico possa far compensare la direzione ideale e politica di
determinate scelte con il limite temporale del mandato politico e il
collegato limite temporale della carica burocratica.
Continua
con l'analisi delle modifiche.
giovedì 8 settembre 2016
LA RICCHEZZA DEL MONDO ... E' STATA COSTRUITA DAGLI SCHIAVI
LA RICCHEZZA DEL MONDO ... E' STATA COSTRUITA DAGLI SCHIAVI
R. Kapuscinski - IN VIAGGIO CON ERODOTO
"Ci siamo mai soffermati a pensare che, fin da tempi immemorabili, la ricchezza del mondo (dai sistemi di irrigazione della Mesopotamia alle muraglie cinesi,; dalle piramidi egizie fino all'acropoli d'Atene, dalle piantagioni di zucchero cubane a quelle di cotone in Louisiana e nell'Arkansas; dalle miniere di carbone della Kolyma alle autostrade tedesche ) è stata costruita dagli schiavi? E le guerre? Quante ne sono state fatte per catturare gli schiavi? Per catturarli, incatenarli, incalzarli a frustate e violentarli, assaporando il gusto di essere il padrone assoluto di un essere umano? Era la principale, spesso l'unica ragione di guerra; una molla possente e non di rado chiaramente ammessa"
R. Kapuscinski - IN VIAGGIO CON ERODOTO
"Ci siamo mai soffermati a pensare che, fin da tempi immemorabili, la ricchezza del mondo (dai sistemi di irrigazione della Mesopotamia alle muraglie cinesi,; dalle piramidi egizie fino all'acropoli d'Atene, dalle piantagioni di zucchero cubane a quelle di cotone in Louisiana e nell'Arkansas; dalle miniere di carbone della Kolyma alle autostrade tedesche ) è stata costruita dagli schiavi? E le guerre? Quante ne sono state fatte per catturare gli schiavi? Per catturarli, incatenarli, incalzarli a frustate e violentarli, assaporando il gusto di essere il padrone assoluto di un essere umano? Era la principale, spesso l'unica ragione di guerra; una molla possente e non di rado chiaramente ammessa"
domenica 4 settembre 2016
LO S.R.A. CERCA DI CAPIRE LA RIFORMA COSTITUZIONALE_15. IL GOVERNO ARTT. 92-99
LO S.R.A. CERCA DI CAPIRE LA RIFORMA COSTITUZIONALE_15. IL GOVERNO ARTT. 92-99
Le modifiche contenute in queste articoli riguardano, per la gran parte, la perdita del potere di “dare la fiducia” al Governo da parte del Senato. Insomma un altro tassello che sancisce la fine del bicameralismo perfetto. La mia valutazione, banale e forse poco scientifica, a questa parte della riforma, è una valutazione positiva. Non perché ritenga che il bicameralismo perfetto fosse, come lo stanno dipingendo, la causa del “blocco” dell'Italia o la voragine dove spariscono i costi della politica. Queste sono, scusare il francesismo, “balle” che ci vengono propinate in vece di una vera e sincera analisi dei “pesi” che impediscono a questa Nazione di crescere, da chi dovrebbe piuttosto ammettere la propria mediocrità e avere il coraggio di dire che, non provenendo da Marte dall'Italia stessa, è tutta la popolazione che è il peso di sé stessa e che dovremmo tutti guardarci dentro e “crescere” culturalmente e politicamente.
Però, proprio come cartina di tornasole e non causa della mediocrità della classe politica, non potendo cambiare istantaneamente la stessa (in questa comprendo sia chi è favorevole sia chi si oppone alla modifica costituzionale che non può atteggiarsi a verginella), occorre fare di necessità virtù, e togliere quell'appiglio che consentiva a forze con minimo seguito ma con forti interessi, a parlamentari con scarso senso dello Stato ma forte senso dei propri interessi, a gruppi di potere ben coesi (io sono figlio del Berlinguer della intervista a Scalfari che ogni tanto andiamo a rileggere), di bloccare, con il succedersi delle navette, l'interesse generale a favore di minuscoli ma deleteri interessi particolari.
Il secondo comma dell'articolo 27 viene così modificato.
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento, l’imparzialità e la trasparenza dell’amministrazione.
La modifica consiste nell'inserimento della parola “trasparenza” dopo “buon andamento” e “imparzialità”
Mi sembra una Renzata, un placebo politico che non cambia nulla, non risolve nulla, non avrà nessun effetto pratico, ma che ci fa sentire più buoni, più moderni, più democratici.
Mi piacerebbe vedere come nel concreto cambieranno i regolamenti e le organizzazioni degli uffici pubblici quando questa norma sarà da applicare. Forse pubblicheranno gli stipendi dei dirigenti (che qualsiasi sciocchezza combineranno, qualsiasi conduzione inefficiente produrranno, continueranno a prendere, senza che mai ci sarà un responsabile che pagherà quanto dovrebbe pagare perchè nessuno renderà conto di nulla.
Le modifiche contenute in queste articoli riguardano, per la gran parte, la perdita del potere di “dare la fiducia” al Governo da parte del Senato. Insomma un altro tassello che sancisce la fine del bicameralismo perfetto. La mia valutazione, banale e forse poco scientifica, a questa parte della riforma, è una valutazione positiva. Non perché ritenga che il bicameralismo perfetto fosse, come lo stanno dipingendo, la causa del “blocco” dell'Italia o la voragine dove spariscono i costi della politica. Queste sono, scusare il francesismo, “balle” che ci vengono propinate in vece di una vera e sincera analisi dei “pesi” che impediscono a questa Nazione di crescere, da chi dovrebbe piuttosto ammettere la propria mediocrità e avere il coraggio di dire che, non provenendo da Marte dall'Italia stessa, è tutta la popolazione che è il peso di sé stessa e che dovremmo tutti guardarci dentro e “crescere” culturalmente e politicamente.
Però, proprio come cartina di tornasole e non causa della mediocrità della classe politica, non potendo cambiare istantaneamente la stessa (in questa comprendo sia chi è favorevole sia chi si oppone alla modifica costituzionale che non può atteggiarsi a verginella), occorre fare di necessità virtù, e togliere quell'appiglio che consentiva a forze con minimo seguito ma con forti interessi, a parlamentari con scarso senso dello Stato ma forte senso dei propri interessi, a gruppi di potere ben coesi (io sono figlio del Berlinguer della intervista a Scalfari che ogni tanto andiamo a rileggere), di bloccare, con il succedersi delle navette, l'interesse generale a favore di minuscoli ma deleteri interessi particolari.
Il secondo comma dell'articolo 27 viene così modificato.
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento, l’imparzialità e la trasparenza dell’amministrazione.
La modifica consiste nell'inserimento della parola “trasparenza” dopo “buon andamento” e “imparzialità”
Mi sembra una Renzata, un placebo politico che non cambia nulla, non risolve nulla, non avrà nessun effetto pratico, ma che ci fa sentire più buoni, più moderni, più democratici.
Mi piacerebbe vedere come nel concreto cambieranno i regolamenti e le organizzazioni degli uffici pubblici quando questa norma sarà da applicare. Forse pubblicheranno gli stipendi dei dirigenti (che qualsiasi sciocchezza combineranno, qualsiasi conduzione inefficiente produrranno, continueranno a prendere, senza che mai ci sarà un responsabile che pagherà quanto dovrebbe pagare perchè nessuno renderà conto di nulla.
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